10 luglio 2013

Più business che musica

Pare che di questi tempi sia molto difficile ascoltare un buon album hip hop. Per scovare qualcosa di decente devi andare a pescare nell’underground e imbatterti in prodotti che mai avresti immaginato, tipo Ugly Heroes, trio composto da Apollo Brown, Verbal Kent e Red Pill. Neppure un pezzo da 90 à la Talib Kweli (fuori da maggio con Prisoner of Conscious) è riuscito a convincere in pieno, e uguale Raekwon. Poi è stata la volta di Yeezus, ultima fatica di Kanye West su cui si è detto tutto e il contrario di tutto: o capolavoro o schifezza atomica. 
È stato rilasciato ufficialmente da alcune ore l’album di Jay-Z, Magna Carta… Holy Grail. Mr. Carter è una sicurezza, penserete. E invece iniziamo con il dire che di 16 tracce se ne salvano tre o quattro ad essere generosi (molto bello il pezzo con la moglie Beyoncé, Part II On The Run). Poca roba anche qui, ma almeno Jay-Z ha sempre dalla sua un qualche asso nella manica. Ormai è un imprenditore ancor prima che un cantante. Abbiamo scritto non a caso “è stato rilasciato ufficialmente da alcune ore l’album di Jay-Z” perché in verità c’è chi ha avuto modo di ascoltarlo a partire dal 4 luglio: i possessori di Samsung Galaxy SIII, S4 e Samsung Note i quali, grazie ad un accordo tra il rapper e l’azienda coreana, hanno potuto scaricarlo gratuitamente tramite un’applicazione ad hoc su Google Play (non in Italia, però). Si è parlato di un milione di “copie” acquistate da Samsung. Insomma, introiti e disco di platino garantiti per il sempreverde Shawn. 
Non si è Jay-Z per caso, diciamolo subito. La Roc Nation, fondata dopo la sua esperienza da presidente e CEO della Def Jam (la Motown dell’hip hop, per farla breve), gli frutta milioni di dollari (Forbes lo annovera tra i personaggi più influenti al mondo) e ha sotto contratto diversi artisti tra management e pubblicazioni (tra questi la “sua creatura” Rihanna e Kylie Minogue, per rendere l’idea). Aveva una partecipazione nella squadra Nba dei Brooklyn Nets (già New Jersey Nets, che lui ha voluto trasferire nel proprio quartiere d’origine), abbandonata pochi mesi fa per dare vita ad una società sportiva, la Roc Nation Sports, un brand per atleti professionisti. In passato si era dato pure all’abbigliamento. È un calcolatore, Shawn, non lascia nulla in sospeso. 
Mettiamola così: non si può pretendere la perfezione nel disco di uno che ha 99 problems e un milione di copie da distribuire a gratis. È una questione di business. Ne perde la musica, ma non gli va peggio che ai colleghi. E tutto sommato non è poco. Il curriculum evidentemente conta e gli basta per fare soldi nonostante un lavoro di dubbia qualità, specie se paragonato ai precedenti dischi. Buon per lui. Un po’ meno per i nostalgici del vecchio Jigga.