2 agosto 2013

C’è da ricostruire l’Italia

Ora c’è da ricostruire l’Italia. Il ventennio berlusconiano ci consegna un Paese sfiduciato nel suo insieme, sia da parte dei “vinti” (di coloro, cioè, che da sempre guardano la magistratura con sospetto, oggi a maggior ragione), sia da parte dei “vincitori” (di coloro, vale a dire, che dell’antiberlusconismo hanno fatto una ragione di vita). Più volte, nel recente passato, è stato sottovalutato il peso specifico di Berlusconi, l’appeal che il leader storico del centrodestra può ancora suscitare. E più volte Berlusconi è stato capace di risorgere, politicamente parlando. Anche stavolta ci proverà: il messaggio diffuso già nella serata di giovedì è suonato forte e chiaro. Ma la condanna con sentenza passata in giudicato nell’ambito del processo Mediaset sconquasserà, ulteriormente, l’attuale sistema politico poiché costringerà i diversi soggetti a rimodellare gli schemi precostituiti.
Berlusconismo e antiberlusconismo hanno rappresentato le due facce della stessa medaglia. Un’onta per il Paese che, appresso ai casi giudiziari dell’ex premier, si è scordato di crescere, di innovare, di creare occupazione, di distribuire ricchezza. La crisi economica, pure dirompente, è stata in questo senso uno specchio per le allodole. Troppo il tempo perso. Vista così, berlusconismo e antiberlusconismo sono stati entrambi mali endemici dell’Italia. 
È stata voltata una pagina e ciò, al di là dei tecnicismi (la legge Severino del 2012 attribuisce di fatto a Berlusconi lo status di “incandidabile”, data la pena), dovrà corrispondere ad una ripartenza. Perché, lo ribadiamo, ora c’è da ricostruire l’Italia.

(anche su T-Mag)