13 agosto 2013

Consigli musicali ferragostani

Qui, poco prima di Ferragosto, è un grande classico. Chi frequenta questo posto sa che quando si parla di musica difficilmente è rock duro e puro. Se non vi interessa chiedo scusa, ma i gusti sono gusti. 

Iniziamo con il dire che l’album dell’anno è senza dubbio Random Access Memories dei Daft Punk. Non serve spiegare ancora perché, dunque andiamo avanti. Tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013 è uscito un disco (autofinanziato) a dir poco entusiasmante se si è appassionati di contaminazioni jazz-soul. Lui si chiama Josè James (un D’Angelo più raffinato, se vogliamo), l’album si intitola No Beginning No End.


Una perla dal Regno Unito. Laura Mvula: soul e stile da vendere in Sing To The Moon. È un lavoro per palati fini, tanto che le radio nostrane hanno avuto difficoltà a passare il pezzo più ballabile del disco, Green Garden. Altri livelli.


Chi vuole blues non può contare di trovarlo in quegli interpreti che tendono ad imitarne il suono. Deve pretendere blues. E in questo primo scorcio di 2013 il blues risponde al nome di Valerie June.


Se si è alla ricerca di un pop leggero, ma non troppo frivolo à la Robin Ticke (almeno nel sound), allora l’ultima fatica di Mayer Howthorne è ciò che fa al caso nostro. Her Favorite Song è il primo singolo estratto da Wher Does This Door Go. Nel disco c’è un po’ di tutto, anche molto Pharrell Williams (per l’occasione, appunto, poco Blurred Lines).


Se facessimo uno scambio alla pari, avremmo noi la meglio. Nel senso: loro, i francesi, hanno già Carla Bruni. Noi, gli italiani, con Imany ci guadagneremmo. Tra le due ex modelle, la seconda vince a mani basse. E The Shape Of a Broken Heart è un piccolo capolavoro, che vale la pena ascoltare con attenzione dalla prima all’ultima traccia (non soffermatevi al singolo You Will Never Know, fidatevi). Rivelazione.


Di nuovo dal Regno Unito, interessante è The Man, album di Omar, il quale riappare dopo un lungo periodo di assenza. Al primo ascolto può sembrare incomprensibile. Non subito è chiaro dove l’artista voglia andare a parare, ma alla fine è la mescolanza di suoni apparentemente lontani ciò che conta e a lui l’assortimento riesce alla grande.


Capitolo hip hop: non c’è granché da suggerire. Le pubblicazioni, tanto quelle commerciali quanto le più underground, quest’anno lasciano molto a desiderare. I campioni di vendite Jay Z (ora si scrive senza trattino) e Kanye West hanno proposto due lavori diametralmente opposti, ma allo stesso modo melensi. In ambito mainstream si salva il solo J Cole. Se proprio devo farlo, consiglio l’ascolto di 3ChordFold, album prodotto dal californiano Terrace Martin, appena rilasciato e tra i pochi degni di nota. Non male anche i dischi di Def Dee, 33 and a Third, e di P Money, Gratitude.