13 agosto 2013

Scuola e famiglie fanno abbastanza?

Andrebbe fatto con la violenza sulle donne e l’omofobia quello che, in linea del tutto teorica, andrebbe fatto con la sicurezza sul lavoro o stradale: prevenzione. Inasprire pene, anche che fosse un deterrente, è talvolta inefficace se prima non si agisce sul profilo psicologico e culturale delle persone. Sono temi di strettissima attualità, un po’ per la cronaca degli ultimi mesi e un po’ per il dibattito politico da essa derivata. Il governo Letta ha varato la settimana scorsa misure severe al fine di contrastare la violenza di genere. E neanche a farlo apposta, solo nella giornata di lunedì le principali notizie riguardavano l’uccisione di una trentunenne nei pressi di Trento e la violenza subita da un’altra donna a Genova, sfigurata con l’acido da un uomo che ha agito a volto coperto. Alcune ore prima si era saputo di un giovane di 14 anni che a Roma si è suicidato perché deriso in quanto gay. Ogni otto ore un ragazzino (nel 53% dei casi sono femmine e nel 47% maschi) muore suicida a seguito di vessazioni ripetute e atti di bullismo nella fascia di età tra gli 11 e i 15 anni, hanno denunciato Mario Campanella, presidente di Peter Pan Onlus, e Donatella Marazziti, docente di psichiatria all’Università degli Studi di Pisa. E inoltre si stima che il 25% dei suicidi dei ragazzi tra i 16 e i 25 anni dipenda dall’omofobia. Eppure le leggi in materia ci sono già, basterebbe applicarle. Il resto lo fa la consapevolezza e le donne oggi lo sono molto più che in passato. Hanno minori remore ad affrontare l’aguzzino, compagno o familiare che sia: si registrano incrementi ogni anno di donne coraggiose che denunciano. 
Viene però da domandarsi cosa la collettività può fare per evitare che si arrivi al fatidico punto di non ritorno. Le scuole fanno abbastanza? La famiglia è in grado di sostenere un certo tipo di insegnamenti ai futuri adulti? C’è molto da implementare a livello sociale e ciò dovrebbe essere contemplato in qualsiasi decreto o disegno di legge. È da piccoli che si apprendono le buone maniere. La pena, da grandi, deve essere l’ultimo stadio.

(anche su T-Mag)