5 settembre 2013

Anomalia chiama anomalia

È un governo in bilico estremo, questo. Lo sapevamo prima, lo sappiamo oggi con maggiore convinzione. È una situazione anomala – tipica del nostro sgangherato Paese –, impensabile in qualsiasi altra parte d'Europa. Il destino di una nazione legato al destino di un uomo. Il punto, però, non è neppure questo per quanto in molti osservino come la situazione di Berlusconi non possa coinvolgere l'esecutivo di larghe intese messo in piedi un po' così. Il problema è che, come al solito, hai voglia a convincerti che i cantanti, ottimisti di professione, hanno ragione a sostenere che “ce la possiamo fare”, che l'Italia è ricca di risorse. Perché né l'una né l'altra affermazione sono vere se poi le risorse non le sfruttiamo. E non le sfruttiamo, quando potremmo, perché presi da una serie di anomalie che hanno reso stantie la nostra società e la nostra politica. Aprire i giornali la mattina è divenuto di una noia mortale e più noiosi, in fondo, lo siamo diventati tutti. Non facciamo cose perché le tasche sono vuote (e spesso è una scusa bella e buona). Non siamo intraprendenti perché, sai, con questi chiari di luna... 
Il governo Letta è sintomatico dell'anomalia che chiama anomalia, sebbene qualcosa di buono e di sensato ha provato (e prova) a farlo. Ma resta difficile immaginare un governo che riesca a portare a compimento tutto quello che si è prefissato. Eppure, anche al cospetto di una possibile crisi internazionale, non ho ancora capito cosa sia meglio, se proseguire imperterriti oppure andare al voto presto (con la stessa legge elettorale e Napolitano permettendo). In entrambe le circostanze, francamente, la vedo male.