27 settembre 2013

Difese (talvolta) modaiole

La premessa, doverosa prima che qualcuno mi sbrani, è che le parole di Guido Barilla, per come sono state pronunciate, non le condivido. Non devo giustificarmi oltre: chi mi legge sa bene come la penso al riguardo (qui). Ma posso osservare che boicottare i prodotti Barilla, come tanti hanno suggerito, sarebbe un'inutile stupidaggine? 
Barilla è il proprietario di un'azienda privata. Può dire, nel rispetto della legge e delle persone, quello che vuole e può imporre le campagne pubblicitarie che preferisce. Il rispetto, appunto, va garantito al contrario anche. Non dimentichiamolo. 
Quello che proprio non mi va giù è la reazione. C'è la brutta tendenza a rendere argomenti sensibili una strenua difesa modaiola di specifiche categorie (che se vogliamo è proprio il modo di classificarle come “deboli”), frasi o iniziative spiattellate al solo scopo di accaparrarsi qualche like su Facebook. In pratica, secondo alcuni, dire che un'azienda si rivolge alla famiglia tradizionale (anche se a farlo è il presidente), che quello è il modello di riferimento, equivale ad essere contrari ai diritti, sacrosanti, delle coppie gay. Deve essere andata così, altrimenti è solo tanto rumore per nulla. Barilla non è stato elegantissimo nell'esprimere il concetto, è vero. Ma ancora più inopportuna è stata la polemica che ne è seguita (per non parlare delle risposte paracule dei pastifici concorrenti). Il rischio che si corre è di perdere di vista le sfaccettature, quelle sì importanti, che gravitano attorno a questioni tanto delicate. 
Ok, la famiglia del Mulino Bianco è un'immagine della società in bianco e nero. Ma l'azienda ha tutto il diritto di esprimere che è a quella famiglia, nonostante tutto, che intende rivolgersi. Ergo finiamola qua.