16 settembre 2013

Il sindaco d'Italia non esiste

Dopo lo smacchiamo (!) c'è il rischio che il nuovo tormentone diventi lo asfaltiamo. Si ode una politica nuova che puzza di vecchio, che si fa a colpi di slogan o battute ad effetto. Cioè: si ha ancora voglia di scherzare. Non è Matteo Renzi il problema, no, che anzi, almeno prova a dire qualcosa di innovativo. Il problema è che si parte da assunti – e qui Renzi ci casca con tutte le scarpe – per cui se si è bravi in una cosa, allora si è bravi anche nelle altre. Niente di più sbagliato. 
Non saprei indicare, adesso, i tempi che ci riporteranno alle urne, ma posso immaginare quali gli argomenti che ne segneranno il cammino. Che si parli di economia, di giustizia o di temi etici, tutto avverrà in nome del bene comune, concetto spendibile in ogni stagione e intriso di vuota retorica. Bene comune cosa, che di comune qua c'è solo la difficoltà ad arrivare alla fine del mese? E i ritardi strutturali che oggi ci condannano in Europa – ritardi, peraltro, accumulati negli anni pre-crisi – sono da annoverare tra i beni comuni? 
Altra idea anticipatrice di campagne elettorali è il rilancio dei territori. Ma va? Di Nord e Sud quant'è che se ne sente parlare? Appunto. 
Poi, tanto perché l'italiano non è un optional, dovremmo capire – e qui torno al punto di partenza – che amministrare bene non significa saper governare. Non sta scritto da nessuna parte che un bravo sindaco o un bravo presidente di Regione o figure simili siano potenzialmente bravi premier. Magari è così, ma è tutto da dimostrare. E basta, per favore, con la storia del sindaco d'Italia. Non esiste, è una barzelletta. O si riforma (sul serio) il nostro assetto costituzionale (e sarebbe anche ora) oppure è una sesquipedale presa per il culo.