19 settembre 2013

Un videomessaggio lungo vent'anni

E certo che viene da chiedersi quanto sia opportuno commentare il videomessaggio di un uomo avanti con l'età, che è stato un grande leader politico, che lo è ancora, ma che ha perso la verve degli anni più belli. Poi verrebbe persino da chiedersi quanto sia necessario confrontare il videomessaggio dello stesso uomo con quello che diffuse nel 1994, quando “scese in campo” a aprì una nuova stagione nella storia della comunicazione politica. Però dice bene chi spiega oggi che la politica è comunicazione e viceversa. E nello sproloquio berlusconiano di ieri, volto soprattutto a difendersi, qualcosa di importante – dal suo punto di vista, ovvio – è pure emerso. Ma l'unica impressione che si può ricavare, a mio modesto parere (evito volentieri, cioè, di lasciarmi andare oltremodo), è che Berlusconi sia il primo ad essere in un certo senso sfiduciato e che ora si rivolga soprattutto ai suoi, ai fedelissimi, all'elettorato di riferimento. Non è più l'uomo delle masse al suo seguito, ma è ancora, sebbene da condannato, un attore rilevante della politica italiana. E nel centrodestra è l'unico che può decidere se, come e quando staccare la spina al governo Letta (e lo farà, tra qualche settimana). In quanti lo seguiranno alle urne (tolti gli affezionati della prima ora), invece, sarà tutto da verificare. 


p.s. Si corre sempre il rischio di sottovalutarlo, uno come Berlusconi. Il punto è che le persone stanno iniziando a maturare idee diverse rispetto alla prassi degli ultimi vent'anni. E quando, timidamente per carità, qualcuno prova a lamentare la scarsa attenzione su temi importanti sul serio (oggi, ad esempio, l'esecutivo ha varato il piano Destinazione Italia che meriterebbe maggiori considerazioni) è perché, nel bene e nel male, siamo stati fermi per troppo tempo – classe dirigente, media, pensionato al bar, casalinga di Voghera – attorno alla figura di un solo uomo. A nostro scapito, si intende.