14 ottobre 2013

Beato chi non ha dubbi

Sabato a Roma si è tenuta una manifestazione in difesa della Costituzione così come la conosciamo, perché il presidente della Repubblica in persona – Giorgio Napolitano – ha osato immaginare una Carta più moderna, modificabile cioè nei suo tratti ormai superati dal tempo e dalla storia. Signori di una certa età, conservatori nell’animo e progressisti a parole, sono scesi in piazza per dire no. Come se fosse una bestemmia ritenere che una cosa, per quanto positiva, possa essere migliorata. È la retorica della Costituzione più bella del mondo, del campionato più bello del mondo, del Festival della canzone più seguito al mondo che hanno di fatto impedito al Paese di continuare a crescere. Tra le priorità per uscire dallo stato comatoso in cui versa l’Italia, modificare la Costituzione potrebbe considerarsi l’ultima delle preoccupazioni. Ma neanche tanto se pensiamo ad un sistema politico, il nostro, obsoleto e non in grado di superare gli stalli (una delle parole più abusate dai giornalisti italiani) che di volta in volta si ripropongono da trent’anni a questa parte, e anche più. 
Poi c’è la questione delle carceri. Se è vero, ed è vero, che il grado di civiltà di una società si misura dallo stato delle sue prigioni va da sé che in Italia siamo messi malino e francamente non vorrei mai ritrovarmi al posto di probabili innocenti rinchiusi in attesa di processo. I numeri sono lì a testimoniarlo e c’è da riformare la giustizia – che la cosa piaccia o meno –, ma c’è anche, intanto, da mettere una pezza. Ovvio che indulto e amnistia non rappresentino la soluzione definitiva (e credere che sia una mossa per offrire un salvacondotto a Berlusconi la dice lunga sulla nostra ventennale arretratezza intellettuale), ma si può discutere almeno sull’efficacia potenziale dell’eventuale toppa? Non è difendere Napolitano, che fa il suo lavoro e che mi pare sappia difendersi benissimo da solo. È ragionare. Io ho poche certezze su tutto. Beato chi, al contrario, non ha dubbi su niente.