4 ottobre 2013

Contro il perbenismo (e le cazzate)

Quanti se la prendono con la Bossi-Fini per la tragedia di Lampedusa negano l'evidenza dei fatti buttandola un pochino in caciara (e in politica). Drammi come quelli di ieri trovano origine nella disperazione dei molti che dall'Africa si imbarcano per raggiungere l'Europa, non l'Italia. Le nostre coste sono semplicemente il primo traguardo di questi lunghi viaggi della speranza. La Bossi-Fini è una legge brutta che va superata grazie, possibilmente, ad un nuovo impegno dell'Ue. Ma è un aspetto che non va alla radice del problema. È come dire, con le dovute proporzioni, che l'ingovernabilità cui assistiamo da qualche tempo è causa esclusiva del Porcellum. 

[…] I cento o duecento o non so quanti morti di Lampedusa li ha uccisi la non indifferenza ovvero l'illusione dell'accoglienza.
Da chi sono stati illusi? Ad esempio da Enrico Letta che seguendo la moda come non fanno più nemmeno le parrucchiere (la moda è passata di moda, mi raccontano tristi gli amici contoterzisti dell'abbigliamento) ha nominato una ministra congolese. Ovvio che poi in Africa pensino che l'Italia sia il paese di Bengodi, che basti metterci piede per fare carriera a spese del contribuente. E da tutti coloro che li chiamano “migranti”, parola carica di pregiudizio positivo, parola poetica, di risonanza carducciana, “stormi d'uccelli neri / nel vespero migrar”.
Se li avessero chiamati correttamente invasori (il Sabatini Coletti definisce invasore colui che compie invasione ossia “irruzione di un folto gruppo di persone in un luogo”), e se la notizia di questa definizione si fosse diffusa oltremare, molti dei cento o duecento o non so quanti morti sarebbero ancora vivi, non sarebbero mai partiti temendo un'accoglienza di dobermann e fucilate, anziché di sorrisi e mense, volontari e preti. E ora li si illude ancora, siccome non ne sono morti abbastanza […]. 

Poniamo il caso che il ragionamento abbia una qualche validità. Quest'ultima sarebbe garantita nella misura in cui la meta sia l'Italia e l'Italia soltanto. Scrive invece Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera

Sia chiaro, come ricorda lavoce.info, gran parte di quanti sbarcano proseguono verso Nord: «I dati 2011 parlano di 571.000 rifugiati per la Germania; 210.000 per la Francia; 194.000 per il Regno Unito; 87.000 per la Svezia; 75.000 per i Paesi Bassi contro 58.000 per l’Italia». In rapporto alla popolazione, certi strilli xenofobi sono ancora più immotivati: ogni mille abitanti ci sono 9 rifugiati in Svezia, 7 in Germania, 4,5 nei Paesi Bassi e in fondo in fondo ci siamo noi: uno. Ma quelle ondate di sbarchi non possono essere un problema italiano. Riguardano tutti. E come il sindaco di Lampedusa invoca Letta «venga a contare i morti con noi» per urlare il senso di solitudine, lo stesso urlo dovrebbe essere girato a Bruxelles. Vengano a contare i morti nel Mare Nostrum. Sono anche loro. 

Su T-Mag abbiamo ricordato ieri, in breve, i maggiori incidenti avvenuti negli ultimi anni nella acque del Mediterraneo. Non è un bel leggere. Mi pare del tutto evidente che Langone non abbia la minima percezione di cosa sia la disperazione. Non che lo sappia io, eh. Però.