3 ottobre 2013

Due pesi e due misure

Eviterei francamente di fare la conta di chi ha vinto e di chi ha perso ieri. Più interessante è la conta interna del Pdl che, forse, non sarà più lo stesso. Le questioni sono separate: da un lato c'è un governo che va avanti e che non necessariamente come molti hanno subito sostenuto (Letta in primis) è da considerarsi più forte. È un governo che prosegue anche e soprattutto per lo strappo dei ministri Pdl e di coloro che sono stati poi ribattezzati “dissidenti”. E qui sta il punto. In pratica si è scherzato per cinque giorni. Una volta compreso che le dimissioni di massa dei parlamentari Pdl fosse una supercazzola bella e buona, allora si è ripiegato su qualcosa di più semplice. Ma la strategia non deve essere piaciuta ad Alfano se poi è successo quello che è successo. Le dinamiche del centrodestra potrebbero cambiare, certo, ma definire resa quella di Berlusconi (comunque depotenziato) potrebbe invece essere un azzardo. 
Non possiamo prevedere il futuro e il Pd dovrà in ogni caso giustificare il sostegno ad un governo al fianco del nemico di sempre (e al fianco di antichi combattenti berlusconiani: Cicchitto, Giovanardi eccetera eccetera) mentre il Pdl dovrà capire in che modo da grande potrà tornare ad essere Forza Italia, ovvero se una forza appannaggio del berlusconismo più estremo oppure di un partito che torna alle origini per dare vita e forma a quel progetto politico rimasto incompiuto. Il primo banco di prova, per capire cioè se Alfano fa sul serio, sarà la decadenza del senatore Berlusconi. Se i moderati, tanto decantati oggi da Massimo Franco sul Corriere della Sera, sapranno scindere le due cose – azione di governo e difesa del padre nobile – allora saremo al cospetto, si spera, di una fase nuova. Altrimenti saremmo stati messi dinanzi ad un'inutile e rischiosa perdita di tempo. Con buona pace delle larghe intese, della pacificazione e, soprattutto, dei vincitori e dei vinti di una singola giornata.