5 ottobre 2013

Il problema della Bossi-Fini

Per completare il discorso sul modo in cui la Bossi-Fini contribuisce alle stragi di Lampedusa (da qui e qui), basta ricordare i punti salienti della legge (per comprendere oltremodo che alle reali difficoltà di chi arriva dall'Africa va associata una lacuna normativa, così come il Porcellum non provoca di per sé ingovernabilità, ma cambiare sistema elettorale sarebbe meglio). Si ricorda su Lettera43:

La norma ammette i respingimenti al Paese di origine in acque extraterritoriali, in base ad accordi bilaterali fra Italia e Paesi limitrofi, che impegnano le polizie dei rispettivi Paesi a cooperare per la prevenzione dell'immigrazione clandestina. L'intenzione è far sì che i barconi non attracchino sul suolo italiano, e che l'identificazione degli aventi diritto all'asilo politico e a prestazioni di cure mediche e assistenza avvenga direttamente in mare, sui natanti delle forze dell'ordine. Inoltre chi aiuta i migranti ad entrare nel Paese rischia l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, reato punito con la reclusione fino a tre anni e con una multa fino a 15 mila euro per ogni persona 'favorita'. 

In soldoni, spiega Andrea Spinelli Barrile su Polisblog,

[...] La legge Bossi-Fini prevede anche delle aggravanti (come il percepire un compenso per il soccorso o per aver offerto aiuto materiale durante lo sbarco), il tutto incardinato in un impianto legislativo che da ampissimi margini di manovra interpretativa: insomma, se un peschereccio soccorresse un barcone di migranti il rischio è che, giunto in porto, troverebbe il magistrato invece che la Croce Rossa [...].
Ognuno tragga le sue conclusioni.