25 ottobre 2013

La Spagna fuori dalla recessione

Spagna fuori dalla recessione, certo. Ma non dalla crisi. È una precisazione doverosa al cospetto dei numeri sulla disoccupazione. Che pure è in calo al 25,98% dal 26,3% del secondo trimestre. Il numero di disoccupati in Spagna si è così ridotto di 72.800 persone nel terzo trimestre e ora il totale dei senza lavoro si attesta sui 5,9 milioni (dati diffusi il 24 ottobre dall'Ine, l'istituto nazionale di statistica). Non pochi in ogni caso, tanto che lo stesso premier Mariano Rajoy non esclude un ulteriore periodo di austerità per contrastare la disoccupazione. 
La Spagna è fuori dalla recessione perché, stando al bollettino economico del Banco de España, nel periodo compreso tra luglio e settembre il Pil è cresciuto dello 0,1 per cento, dopo nove trimestri consecutivi in contrazione. Ciò è dipeso principalmente dall'aumento delle esportazioni e anche i consumi, è stato rilevato, hanno registrato una timida ripresa sebbene la crisi occupazionale e l'indebitamento delle famiglie. A forzare un paragone con l'Italia, la Spagna appare più stabile sulla tenuta politica. Il governo di Madrid non vive, a differenza di Roma, sul filo del rasoio o condizionato da lotte intestine. La maggioranza popolare che sostiene l'esecutivo Rajoy (in carica dal 2011) è coesa, nulla a che vedere con le nostre precarie larghe intese. Inoltre, negli ultimi quattro anni, la Spagna ha ottenuto 105 miliardi di euro di investimenti diretti dall'estero quando l'Italia ha raggiunto quota 70 miliardi. Sul fronte degli investimenti, poi, Bill Gates ha acquisito il 6% della società edile e immobiliare Fomento de Construcciones y Contratas per un valore complessivo pari a 113 milioni di euro. Una dimostrazione in più, secondo gli analisti (e non da ultimo il ministro dell’Economia, Josè Manuel Soria) del consolidamento dell'economia spagnola e dell'iniezione di fiducia per il Paese iberico. Anche i dati Ocse più recenti, come osservato dal Sole 24 Ore, sembrano confermare il trend: nel 2012 Madrid ha potuto usufruire di 28 miliardi di euro provenienti in investimenti diretti dall'estero mentre in Italia ci si è fermati ad una soglia inferiore ai nove miliardi. 
Tornando al tasso di disoccupazione in calo, c'è chi ha voluto concentrare le proprie attenzioni sul periodo di riferimento. Potrebbero, quindi, avere contribuito alla “ripresina” del mercato del lavoro gli impieghi stagionali, soprattutto nel turismo durante la bella stagione (ma le percentuali di luglio e agosto non si differenziano affatto e restano alte, rispettivamente al 26,3% e al 26,2%). La disoccupazione giovanile ha invece raggiunto vette da record, ben al di sopra del 50% (56% ad agosto). Tuttavia, come per la Grecia, l'incremento di lavori stagionali che contribuiscono ad una seppur lieve ripartenza dell'occupazione è da ritenersi una buona notizia. Anche perché – al di là del contributo di alcuni settori strategici, quali appunto il turismo – c'è da considerare che il mercato del lavoro in Spagna è piuttosto flessibile e le regole contemplano una facile uscita per dare ossigeno alle aziende e (ri)creare nuove opportunità di impiego in un secondo tempo.

(anche su T-Mag)