5 ottobre 2013

Sua Maestà JT

Nonostante un’agguerrita concorrenza, dai Daft Punk a Robin Thicke, da Katy Perry a Lady Gaga, da Mayer Howthorne alle starlette dell’hip hop, il mondo del pop è con lui che deve fare i conti. Perché fare uscire due album tanto ambiziosi in un solo anno non è da tutti. E non che l’assenza prolungata dalle scene musicali per privilegiare la carriera di attore da sola basti a giustificare il tour de force di Justin Timberlake. Dal 2006 non viene pubblicato un disco che porti il suo nome. Ma se per i Daft Punk (stavolta un po’ meno dance del solito) i nove anni di silenzio hanno partorito un lavoro acclamato da pubblico e critica, per Justin viene da chiedersi perché non si sia fermato alla prima fatica. Il numero uno della serie The 20/20 Experience, uscito a marzo, si presentava bene, con un paio di singoli azzeccatissimi: Suit & Tie (sufficiente a indurre i fan all’acquisto dell’album) e Mirrors, pezzo melodico di quella melodia paracula e tipicamente a stelle e a strisce, gettonatissimo dalle radio. Il secondo capitolo ricorda piuttosto i b-side di una volta, con all’interno qualcosa di interessante e allo stesso tempo di “già sentito” data l’eccessiva coerenza tra i due dischi. Così appare The 20/20 Experience 2 of 2, fuori dal primo ottobre e lanciato in estate con la pubblicazione di Take Back The Night (non male, comunque). 
Il disco si apre convincendo subito con Gimme What I Don’t Know (I Want), per poi perdersi in alcuni frangenti poco dopo. Il perché è presto detto. Se la durata media della prima parte di The 20/20 Esperience era di circa sei minuti a traccia, per il secondo episodio siamo addirittura a quasi sette minuti. Il risultato è sì un lavoro ambizioso, ma a tratti inevitabilmente melenso (discorso a parte merita Drink You Away per il curioso accostamento con l’atmosfera country) che non aggiunge troppo al suo passato, soprattutto a causa di una mai interrotta collaborazione con Timbaland il cui sound, un po’ superato, poteva convincere anni addietro quando la compianta Aaliyah guidava le classifiche internazionali grazie (molto) alle sue produzioni. È Timberlake in persona, dunque, l’elemento di credibilità in questa impresa titanica. Lui ne esce alla grandissima, offrendo quel guizzo in più ad ogni pezzo. Se alla fine dell’ascolto The 20/20 Experience 2 of 2 piace è perché, semplicemente, si tratta di un album di Justin Timberlake, del President of Pop. Ergo non può non piacere. 
Il ragazzo ha trottato abbastanza quest’anno. Due dischi e due film in uscita, uno diretto dai fratelli Cohen e l’altro, prodotto anche da Leonardo Di Caprio, al fianco di Ben Affleck. Forse l’unica scalata che non riuscirà a portare a compimento sarà rilanciare MySpace. Glielo perdoneremo, nessuno è perfetto. 

Ps. A un certo punto, ascoltando The 20/20 Experience 2 of 2, potreste accorgervi della voce di Jay Z (ora si scrive senza trattino). Come per Suit & Tie ve ne sarete già dimenticati alla traccia successiva.

(anche su NerdMagazine)