9 novembre 2013

Il blog è morto, evviva il blog

La discussione sulla morte annunciata dei blog che di tanto in tanto torna in auge avrebbe una sua nobile ragione qualora la blogosfera fosse ancora alimentata da una politica vivace e dinamica. Adesso lo so che sto diventando petulante e che quasi rasento il grillismo, ma provo a guardare in faccia la realtà: quali stimoli potrei avere a scrivere un blog che come argomento principe ha avuto da sempre la politica? In questo momento, intendo. 
La scorsa settimana i maggiori quotidiani hanno riempito pagine e pagine di boiate, tipo l’equazione figli di Berlusconi = ebrei sotto Hitler o le palle d’acciaio di Letta. Giornalisti tv, giuro, che dicevano venerdì in telecamera, al termine della conferenza stampa del Cdm, “che Letta aveva chiarito sulla questione delle palle d’acciaio”: bravi loro a non scoppiare a ridere.
Dici, vabbè, dai, c’è il Congresso del Partito democratico. Due scatole così a parlare di regole, di tesseramenti gonfiati e quindi, forse, farlocchi, di chi li ha denunciati prima e chi dopo (peccato che sia una costante delle primarie Pd), di Renzi e di Cuperlo. Civati e Pittella, invece, poverini… 
Non credo sia colpa dell’istantaneità di giudizio di Facebook né dei 140 caratteri di Twitter. È che la blogosfera italiana soffre il momento più basso della recente storia repubblicana. In America, fidatevi, non è la stessa cosa. 
E ora scusate, ma devo correre a leggere l’ultimo retroscena su Berlusconi. Non sia mai ne perda uno.