6 novembre 2013

New York si sveglia progressista

Retorica italiota a parte, molto altro si potrebbe dire di Bill De Blasio. Ad esempio che, come Obama ai tempi delle presidenziali del 2008, il neosindaco di New York ha incarnato il sogno del cambiamento. Tutto è ruotato attorno ad uno slogan semplice, ma efficace: A tale of two cities, parafrasando Charles Dickens. Una condanna all'amministrazione ultradecennale di Michael Bloomberg in piena regola, reo – secondo De Blasio – di avere allargato la forbice delle disuguaglianze sociali e di avere così frastagliato la Grande Mela con regole ai limiti del razzismo tipo lo stop and frisk, metodo di sorveglianza della polizia newyorchese per fermare i sospetti, per lo più afroamericani e ispanici. 
E la città, in questa annunciata rivoluzione copernicana, è stata tutta dalla sua parte. Il 74% delle preferenze sono andate al candidato democratico, capace di lasciare al rivale conservatore John Lhota – ex pupillo di un altro italoamericano, Rudy Giuliani – appena le briciole. “Nessuno resterà indietro”, ha affermato De Blasio durante il victory speech
L'indomani New York si è svegliata progressista, come non lo era mai stata da 20 anni a questa parte. Se nel 2008 Obama provocò un sussulto nell'anima profonda della destra statunitense che temeva con lui alla Casa Bianca una deriva socialista, oggi qualcuno potrebbe persino paventare lo spettro del comunismo. Back to USSR, titolava pochi giorni fa il New York Post in vista della vittoria del democratico. Dopo la laurea in Politica e affari internazionali alla Columbia University decise di partire per il Nicaragua dove restò incantato dal governo sandinista, da molti considerato un mero regime comunista. Proprio come Obama, inoltre, da bravo outsider ha dovuto superare le resistenze all'interno del suo stesso partito. Un tantino populista, invece, è apparsa in queste settimane di campagna elettorale la sua dialettica, dalla proposta di aumentare le tasse ai ricchi per finanziare le rette degli asili nidi a quella sugli investimenti destinati all'edilizia popolare e il contrasto al degrado urbano nelle aree più critiche e periferiche. Ma è la sua storia personale ad avere creato il personaggio: la famiglia moderna e multirazziale, le origini un po' italiane e un po' tedesche. De Blasio, che è cresciuto nel Massachusetts, in principio era un Wilhelm. Prima di compiere vent'anni, però, scelse il cognome della madre a causa di una convivenza difficile con il padre alcolista, morto poi suicida. Sua moglie è la poetessa afroamericana Chirlane McCray e insieme hanno dato alla luce due figli, Dante e Chiara. Il primo, 15 anni, pettinatura afro, è divenuto una sorta di stella su YouTube, complice uno spot elettorale che lo ha visto protagonista. 
Tutto il resto è folclore: i ringraziamenti in italiano a vittoria appena appresa e i festeggiamenti a Sant'Agata dei Goti, in provincia di Benevento, il paese da dove partirono i nonni. Ma ora viene il difficile. De Blasio lo sa. “Supereremo gli ostacoli. Non smetterò mai di combattere per la città che amo. Come sindaco non dimenticherò mai che lavoro per voi”.

(anche su T-Mag)