5 febbraio 2014

Perché analizzare il M5S è complesso

In questi giorni il Movimento 5 Stelle è stato al centro dell’attenzione mediatica, ma non come è avvenuto in precedenza. Non quale ricettacolo del dissenso nei riguardi di un’intera classe politica, non come metro di misura in grado di quantificare il malcontento. Se ne è parlato, come si è visto, per metodi ostruzionisti quasi estremi, per le polemiche che hanno seguito battute sessiste ai danni della presidente della Camera, Laura Boldrini, o di alcune parlamentari del Pd. Per le frasi, anch’esse a sfondo sessista, “twittate” dal responsabile della comunicazione M5S al Senato, Claudio Messora. Per il presunto ricorso a consulenti della Programmazione neuro linguistica (un particolare tipo di approccio alla comunicazione ideato in California negli anni ’70) ingaggiati da Gianroberto Casaleggio. 
Un tale ginepraio, però, può confondere le idee. C’è chi è pronto a scommettere che l’interventismo di Matteo Renzi (sulla legge elettorale, soprattutto) da un lato e alcuni eventi dall’altro (ad esempio il terzo V-Day a Genova che di certo non ha registrato un risultato clamoroso) abbia portato Grillo e i suoi a escogitare una strategia oltranzista, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Secondo alcuni recenti sondaggi la tattica dell’insulto funziona, visto che il M5S dopo un periodo di lieve flessione ha evidenziato una crescita dei consensi. Ed è su quest’ultimo aspetto che un’accurata analisi politica dovrebbe concentrarsi, senza dimenticare cioè il dato: il Movimento 5 Stelle si è affermato alle elezioni dello scorso anno raccogliendo 8,7 milioni di voti (pari al 25,6% del totale), pressoché trasversali, aumentando il proprio bacino elettorale più al Sud che al Nord. 
Che piaccia o meno, il M5S ha messo in discussione alcuni pilastri (in primis il bipolarismo) e dato nuova forma alla vita politica del Paese. Il M5S ha perciò racchiuso in sé la voce di chi si è sentito costantemente deluso dalla politica (e il calo di fiducia verso le istituzioni registrato pure quest’anno dall’Eurispes nel Rapporto Italia ne è una conferma), ma allo stesso tempo è doveroso chiedersi quanto le maniere poco ortodossi degli esponenti pentastellati possano loro giovare nel lungo periodo. È proprio la doppia faccia del movimento grillino, insomma, a ostacolare un’analisi che sia la più lucida possibile. 

(anche su T-Mag)