3 aprile 2014

Le opportunità dell’Africa sub-sahariana

Per quanto possa sembrare un azzardo immaginare il continente africano come una terra affidabile, i cambiamenti politici e socioeconomici che si registrano da una quindicina di anni stanno rendendo alcune realtà – Nigeria e Sudafrica su tutte, ma anche Angola, Mozambico e Tanzania (che gode, tra le altre cose, di ottime opportunità turistiche) – appetibili agli occhi degli investitori stranieri. Il ritmo di crescita del Pil reale dell'Africa sub-sahariana è paragonabile a quello dei Paesi asiatici con le migliori performance. L'incremento medio annuo dell'area è del 5%, con picchi – dati del World Economic Outlook del Fmi – per quanto riguarda Angola (13,8%), Uganda (10,4%) e Tanzania (7,4%). E mentre nel mondo gli investimenti diretti esteri tendono a diminuire, in Africa è tutta un'altra musica. 

Un nuovo partenariato Europa-Africa 
I cinesi ci hanno visto lungo prima di tutti, oggi gli europei sembrano farci un pensierino più che in passato (anche perché, nel frattempo, l'ascesa dei Brics ha subito un brusco rallentamento). Ma è la stessa Africa, volendo, ad affacciarsi sull'Europa con la partecipazione già annunciata di molti Paesi all'Expo 2015. A ricordarlo è stato il premier italiano Matteo Renzi durante i lavori del vertice Ue-Africa che si è tenuto in questi giorni a Bruxelles. Non solo immigrazione, dunque, che pure resta uno dei temi in agenda nei prossimi mesi. Soprattutto nuovi accordi economici, che non riguardino esclusivamente gli aiuti per prevenire conflitti, epidemie e povertà. In questo senso tra il 2007 e il 2013 l'Unione europea ha destinato all'Africa finanziamenti per 141 miliardi di euro. La Cina, invece, dimostra che è possibile fare buoni affari. Gli scambi commerciali, infatti, sono passati dal 2,2% del 2000 al 5,1% del 2012, per un totale di 85 miliardi di dollari di esportazioni nel continente e di 113 miliardi di importazioni dall'Africa. Di qui la richiesta all'Europa di un contributo diverso quantificabile in ulteriori investimenti (che intanto hanno quasi raggiunto il livello degli aiuti allo sviluppo). 

Limiti strutturali e opportunità 
Certo, i problemi restano. I ritardi strutturali pure. L'area è ancora martoriata dalle malattie, HIV in particolare, e le notizie delle ultime ore sui casi di ebola in Guinea destano preoccupazione. C'è poi la crisi della Repubblica centrafricana per cui l'Ue invierà una spedizione militare di mille uomini. E l'alto tasso di corruzione rappresenta a tutt'oggi un freno al pieno sviluppo economico. Stando ad un rapporto diffuso a seguito del summit di marzo tra i ministri africani, sono cinquanta i miliardi di dollari che all'anno il continente “brucia” a causa dell'economia illecita. Però gli elementi di debolezza potrebbero trasformarsi a breve in punti di forza. Le stime sull'aumento della popolazione sono un incentivo per nuovi investimenti in campo medico, data l'inevitabile crescita della domanda sanitaria. Per non parlare delle energie rinnovabili, che in Africa sono una risorsa oltre che una valida alternativa al consumo centellinato dell'elettricità. Secondo la Banca Mondiale “attualmente l'insieme del consumo energetico di un miliardo di africani equivale a quello che il Belgio offre a 11 milioni di abitanti”. Nel periodo 2007-2012 gli investimenti diretti in Africa da parte dei Paesi occidentali sono cresciuti dell'8,4%. Con i dovuti aggiustamenti strutturali la quota è destinata a salire ancora.

(anche su T-Mag)