25 giugno 2014

C’è stato un tempo in cui la nazionale univa l’Italia

C’è stato un tempo in cui la nazionale di calcio univa gli italiani, almeno nei grandi appuntamenti. Da qualche anno, invece, la passione per i colori azzurri stenta a decollare salvo inaspettati capovolgimenti.
L’Italia è un paese spaccato a metà. Lo è socialmente, e ora anche sportivamente. C’è chi tifa ancora con orgoglio e chi ha rinunciato perché la nazionale, seppure in maniera indiretta, rispecchia un calcio che piace sempre meno.
C’è stato un tempo in cui la nazionale di calcio univa i balconi e le finestre degli italiani. Le bandiere tricolori una volta esposte ovunque, adesso si contano nel giro di qualche chilometro. Probabilmente dipende dalla società impigrita e più egoista che stiamo contribuendo a sviluppare, ma anche dalle condizioni socioeconomiche in cui versa lo Stivale. In che percentuali l’una e l’altra influiscano sui nostri comportamenti è difficile da dire.
Nel 2013 il Prodotto interno lordo ha segnato una dinamica piuttosto diversificata a livello territoriale, con una riduzione decisamente meno marcata rispetto alla media nel Nord-ovest (-0,6%), poco più evidente nel Nord-est (-1,5%), in linea con il dato nazionale al Centro (-1,8%) e preoccupante nel Mezzogiorno (-4%).
I dati dell’Istat fotografano, insomma, un Mezzogiorno più svantaggiato. Non devono stupire, ecco, i flussi migratori verso il Nord o fuori addirittura dai confini nazionali. Non è solo una questione di “cervelli in fuga”, è molto di più. Una recente indagine della Confcommercio lo afferma forte e chiaro: si allarga la forbice a causa dell’ulteriore arretramento al Sud dell’occupazione, fenomeno che però è in atto dal 2008. Tra il 1995 e il 2013 l’occupazione al Sud si è ridotta del 5,2%, nel Nord-Ovest è aumentata della stessa percentuale. Che poi tutto torna: verso la fine del 2013 la Svimez, l’Associazione per lo Sviluppo dell’Industria del Mezzogiorno, paventava per le regioni meridionali l’ipotesi “desertificazione”. Negli ultimi venti anni sono emigrate dal Sud circa 2,7 milioni di persone, un motivo deve pure esserci.
Che c’entra il calcio? C’entra eccome. Le squadre più forti, da sempre, risiedono al Nord: finanze solide, strutture adeguate, scuole all’altezza, rete di procuratori e talent scout in grado di strappare i migliori talenti del Sud. Napoli a parte, nessun club del Mezzogiorno ha mai vinto un trofeo di rilevanza nazionale. Solo i colori azzurri riuscivano ad azzerare il divario e ad unire tifoserie distanti anni luce. La crisi (economica) del pallone, combine e ruberie varie, la perdita di appeal nelle competizioni europee, le scelte talvolta scellerate dei ct nel paese in cui tutti sono ct, la diaspora di campioni, gli impianti fatsicenti – e l’elenco potrebbe continuare per altre mille battute – hanno di fatto amplificato il divario Nord-Sud calcistico.
Poche le bandiere tricolori che sventolano nelle città. E dopo la figura barbina di ieri neppure più quelle.

(anche su Sfera pubblica)