25 giugno 2014

La crescita dell’economia statunitense

Racconta Hillary Clinton nella sua biografia Hard Choices che, usciti dalla Casa Bianca per lasciare posto alla famiglia Bush, nel 2001 erano senza un soldo e con due mutui per le case da pagare. È un passaggio del libro che ha scatenato reazioni negative nell’opinione pubblica e indispettito l’opposizione repubblicana, ma l’aneddoto fa tornare alla memoria altre polemiche: quelle che nel 2008 accompagnarono lo scoppio della bolla immobiliare per cui – a detta di molti – le responsabilità erano da addossare all’amministrazione Clinton per la decisione di concedere alle banche un alleggerimento dei vincoli per l’accesso al credito.
Con la crisi del 2008 il mercato immobiliare statunitense ha registrato un crollo verticale raggiungendo nel 2010 il livello più basso dei precedenti 15 anni. Oggi la situazione si capovolge e le vendite di case nuove negli Stati Uniti nel mese di maggio sono salite del 18,6% – vale a dire il maggiore incremento dal gennaio 1992 – a un tasso annualizzato di 504 mila unità. Il dato è superiore alle attese degli analisti ed è il più elevato dal maggio 2008. I prezzi delle case nelle 20 maggiori città americane sono saliti in aprile del 10,8% dopo il +12,37% registrato nel mese precedente. Che l’economia statunitense stia vivendo un momento positivo è certificato inoltre dalla fiducia dei consumatori cresciuta a giugno a 85,2 da 82,2 di maggio. E anche in questo caso il dato è superiore alle attese degli analisti, che avevano previsto 83,5. Anche i dati sulla disoccupazione, diffusi all’inizio del mese, non sono poi così negativi. Il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti a maggio, infatti, è rimasto fermo al 6,3% (quando gli analisti attendevano il 6,4%), ai minimi dal 2008. I posti di lavoro creati sono stati 217 mila, un po’ meno dei previsti 218 mila.

(anche su T-Mag)