27 agosto 2014

E anche l’economia tedesca frena…

Alla base delle dimissioni del governo Valls, in Francia, ci sarebbe stato uno screzio di troppo sull'austerity imposta dalla Germania tra il primo ministro e il responsabile dell'Economia, Arnaud Montebourg. Il fatto è che dopo anni di eccessiva cura, da più parti si sente la necessità di recuperare terreno con l'ausilio di politiche espansive che Berlino ancora osteggia. Ma la stessa Germania non sta attraversando la sua fase migliore, e certo che lo scacchiere sia europeo che internazionale non aiuta. E si sa: se Berlino ha il raffreddore, l’Europa rischia la polmonite. Il chiarimento doveroso, tuttavia, è che la Germania non è a rischio come l'Italia o la Francia: non vi è alcuna recessione in vista. Si può parlare, semmai, di una frenata che rispecchia peraltro l'emergenza al di fuori dei confini, più un fattore esogeno per dirla in altri termini.

Il Pil tedesco cresce meno delle aspettative
Nel secondo trimestre dell'anno il Pil tedesco ha registrato un -0,2%, che potrebbe non migliorare nel periodo successivo. Più in generale è prevista per il 2014 una crescita dell'1,5%, quando era stata prevista del 2%. Ora non deve stupire il pessimismo delle aziende. Secondo l’indice Ifo, che registra “l'umore” delle aziende tedesche, la fiducia si attesta a 106,3 punti, cioè sotto le aspettative. In calo anche l’indice che misura la situazione corrente, che passa dai 112,9 punti di luglio ai 111,1 di agosto.

La sfiducia e la questione ucraina
Tanto disfattismo da parte delle aziende tedesche deriva in qualche misura dalla crisi ucraina, visti i rapporti con Mosca. Le sanzioni alla Russia, infatti, sono una battuta d'arresto per l'export tedesco che nei primi sei mesi, sempre secondo l'Ifo, risulta in calo del 15,5% a 15,3 milioni di euro (soprattutto sul fronte dei macchinari). Si teme, già da diverse settimane, una perdita di quattro miliardi complessivi di fatturato, considerando che 300 mila posti di lavoro dipendono dai rapporti commerciali con la Russia. E in ogni caso si paventa per il manifatturiero tedesco un brusco stop.

In calo anche la fiducia delle famiglie
È vero, però, che si tratta pur sempre di un andamento comune in Europa. In Francia, per dire, nel mese di agosto l'indice di fiducia delle imprese manifatturiere è sceso da 97 a 96 punti, quello dei servizi da 94 a 93 e quello sull'intera economia transalpina da 93 a 91 (rilevazioni Insee). Ma in Germania la crisi tra Russia e Ucraina e le conseguenti incertezze hanno pesato sulle famiglie tedesche al punto che l'indice di fiducia, misurato stavolta da Gfk, si è contratto a 8,6 punti (8,9 in precedenza). E intanto nel mese di luglio i prezzi all'importazioni hanno registrato una contrazione pari a -0,4% su base mensile e -1,7% su base annuale.

(anche su T-Mag)