9 settembre 2014

Le ultime dalla Scozia

L'ultimo sondaggio YouGov diffuso domenica ha rilevato per la prima volta il vantaggio dei fautori del sì alla separazione della Scozia. E come effetto immediato la sterlina è crollata perdendo l'1% sul dollaro e sull'euro, facendo registrare la maggior flessione da un anno. Da un po' di tempo si guarda al referendum scozzese con una certa apprensione. Di sicuro a Londra, dove sono convinti che proseguire uniti, pur concedendo qualcosa (ad esempio una maggiore indipendenza fiscale), convenga a tutti. Ma anche a Bruxelles, ché una Scozia del tutto autonoma ridisegna i contorni della geografia europea.
Fino a qualche giorno fa – del sondaggio si parlava – il fronte del no (Better Together) era staccato, e non di poco, dagli indipendentisti guidati dal premier scozzese, Alex Salmond. Secondo YouGov le parti si sono invertite e ora i secondi sono in vantaggio 51 a 49. È la conferma che fino all'ultimo sarà un testa a testa, alla luce inoltre della rilevazione dell'istituto TNS secondo cui il no sarebbe al 39% e il sì al 38%. Dunque immaginare dopo il 18 settembre – la data in cui è in programma la consultazione – una Scozia “staccata” dal Regno Unito non è più utopia. Nell'eventualità, cosa cambierebbe? Difficile a dirsi.
Per quanto riguarda l'adesione all'Unione europea è assai probabile che la Scozia debba intraprendere il canonico iter, ma il punto non è stato ancora chiarito granché. Il problema più grande, o almeno quello più dibattuto, è: quale moneta adottare? L'euro in caso? La sterlina? Nel primo dibattito tv sul tema, Salmond non ha avuto dubbi nell'indicare la sterlina quale moneta nazionale. La terza ipotesi è l'introduzione di una nuova moneta, che avverrebbe però gradualmente. Nel giro di qualche anno.
Resta in piedi la questione petrolio di Aberdeen, cavallo di battaglia di quanti da sempre hanno auspicato una separazione per beneficiare della ricchezza nel Mare del Nord. Anche qui è stata una guerra di numeri nelle ultime settimane. Londra sostiene che i proventi dal petrolio siano quantificabili in 61,6 miliardi di sterline (circa 77 miliardi di euro) tra il 2014 e il 2041. Pochi, in fondo, per giustificare un interesse così ampio. Ma Edimburgo ha prontamente risposto tramite l'organizzazione di imprese N-56 che la Scozia potrà guadagnare almeno 365 miliardi di sterline (456 miliardi di euro) dall'estrazione e dal commercio dell'oro nero. Il premier britannico David Cameron, intanto, è molto impegnato in questi giorni di campagna elettorale. L'inquilino di Downing Street teme (giustamente) che la vittoria del sì possa danneggiare non solo l'economia del Regno, ma anche la sua immagine e il governo. Le preoccupazioni, poi, sono giunte anche a Buckingham Palace tanto che i beninformati raccontano di una regina Elisabetta piuttosto in ansia per l'esito del voto. La Scozia, che indipendente per davvero lo diventerebbe a partire dal 2016, intende comunque riconoscere la regina come sovrano (dunque diffidate di chi dice in queste ore che Elisabetta dovrà mostrare il passaporto per fare ingresso a Holyrood Palace, residenza ufficiale di Sua Maestà a Edimburgo). Inoltre, ha assicurato Salmond, la Scozia si doterà di una nuova Costituzione. Per il momento ce n'è una provvisoria, online. A Edimburgo si sono portati avanti con il lavoro. Hai visto mai.

(anche su T-Mag)