17 novembre 2014

Ascesa e ascesa di Taylor Swift, l’eterna ragazza del country

Era una settimana, o forse qualcosa in più, che volevo scrivere di Taylor Swift. Da quando, cioè, ho ascoltato il suo ultimo album, 1989. Solo che poi gli impegni hanno allungato i tempi e intanto è successo che qualcuno ha lanciato una petizione per regalare all’eterna giovane Taylor un sedere nuovo, che il suo visino angelico è finito sulla copertina di Time e che quelli di Spotify hanno dovuto rimuovere dalla piattaforma l’intera discografia oltre che rinunciare alla pubblicazione di 1989. Cosicché ne hanno scritto in troppi della fidanzatina d’America, e io adesso arrivo ultimo. Però me la ricordo ancora imbarazzata, l’eterna giovane Taylor, quando ai VMA 2009 si beccava, seppure in maniera indiretta, il cazziatone isterico di Kanye West perché il premio per il miglior video se l’era aggiudicato lei e non Beyoncé, moglie dell’amico JAY Z. È quella l’immagine che conservo dentro di me, e ora guardala. Ne sono successe di cose dal 1989, ma in fondo anche dal 2009.
Il problema con Taylor Swift lo aveva sintetizzato qualche mese fa il New Yorker che si domandava che caspita di genere proponesse, ormai, l’eterna ragazza del country. E qui volevo intervenire anch’io, mesi dopo: 1989 è tutto, fuorché un album country. E sul punto c’è un’ulteriore considerazione da fare, oserei dire inappellabile: il country è morto (tutti i generi muoiono, presto o tardi, e poi risorgono, ma ho l’impressione che il country sia morto sul serio nonostante Nashville provi a convincerci del contrario). Era un tema che mi stava appassionando perché, proprio in quei giorni di enormi interrogativi esistenziali del New Yorker, stavo cercando di capire se l’hip hop fosse morto e in seguito risorto o più semplicemente ricomparso sotto mentite spoglie: lo dovevo a me stesso che stavo terminando un libro sul rap e sulla generazione hip hop e mi ero illuso che – paradossale, ma vero – l’eterna giovane Taylor Swift potesse darmi una mano. Dopodiché sono giunto ad una conclusione che nulla ha a che fare con lei e con la musica country. Comunque, dicevamo, schiacci play e parte il disco della reginetta country con Welcome To New York, mica “welcome to Nashville”. No, Welcome To New York. A seguire Blank Space con quel giro di batteria preso in prestito dal più moderno elctropop e non ti serve andare oltre: il country, signore e signori, è morto. E sepolto.
Dici ok, fa niente, lei resta la ragazza acqua e sapone che ammiriamo da sempre. A parte che il trucco non l’ è mai mancato, ma siamo così assuefatti al sentito dire che alle corbellerie che abbiamo in testa neanche facciamo più attenzione. Ad ogni modo è diventata la seconda cantante più ricca del pianeta (Beyoncé è irraggiungibile), al punto da prendersi il lusso di dare il benservito a quelli di Spotify (come ha fatto l’anno scorso Beyoncé che ha dato il suo visual album in esclusiva a iTunes). Ma diffidate da chi vi dice che dovrebbero farlo in tanti. Lei è Taylor Swift. Lei può. Gli altri è da vedere caso per caso e in pochi possono permetterselo davvero, pur con tutti i limiti di Spotify nel pagamento delle royalties e tutto il resto. Basta un numero, tuttavia: 1.287.000. Cifra più, cifra meno sono le copie vendute da Taylor Swift e 1989 è uscito alla fine di ottobre, quindi da poche settimane. Una cosa così non accadeva da un sacco e ci avevano giurato che nel 2014 nessuno avrebbe raggiunto un traguardo simile, a dimostrazione che con Spotify avranno ragione loro – la premiata ditta Swift & Knowles – almeno finché il giocattolo non si romperà.
La realtà è però dura da mandare giù. Gli anni passano persino per l’eterna giovane Taylor. Chissà quante nuove canzoni e quanti suoi fidanzati avremo passato in rassegna domandandoci, con una birra in mano e presi dalla malinconia, che fine avrà fatto quella timida e impacciata ragazza al cospetto dell’isterico Kanye West mentre Rayna Jaymes di Nashville diventava nonna (sconosciuto il genero fino al test di paternità). Eh già, l’eterna ragazza del country. Che nel frattempo sarà risorto, o al limite ricomparso sotto mentite spoglie. Stapperemo allora una seconda birra e metteremo su un suo vecchio disco. Dal catalogo di Spotify, ovviamente.

(anche sul Tatami)