24 novembre 2014

Intervista a Johnny Roy

Avvertenza per i pochi sprovveduti: se di recente ne avete sentito parlare parecchio è perché si è messo in gioco su larga scala, per così dire, partecipando a MTV Spit. Ma attenzione: Johnny Roy è una vita che frequenta il giro, che si sbatte nell'underground. E lo ha fatto seguendo i dettami più tradizionali della cultura hip hop: a colpi di freestyle e battle. E sfornando mixtape come se piovesse. Non si è fermato un attimo. E ora la costanza, il sudore, la pazienza stanno ripagando la sua abnegazione con gli interessi. Presto, il 9 dicembre, uscirà il primo album ufficiale, Guerrasanta, con produzioni, tra gli altri, di Ice One, Turi, Tony Hype, Don Plemo e featuring di livello (Loop Loona, DannyBeatz, E Green...). E quale occasione migliore, se non questa, per scambiare con Johnny Roy impressioni e punti di vista?

Sei uno che la gavetta l'ha fatta sul serio. Dunque conosci le difficoltà che un giovane artista incontra nel suo percorso musicale. Nell'hip hop, neanche a parlarne. C'è stato un momento in cui hai pensato “mollo tutto”?

A dire il vero, mai. Mi sono sempre detto che quando penserò di mollare, mollerò. Di certo, avrei potuto rivedere certe scelte fatte in passato, quello sì, ma quando mi guardo oggi, vado fiero di me, perché la dignità, almeno quella, è rimasta intatta. Per intero.

Tra poco sarai fuori con il tuo primo disco ufficiale, Guerrasanta. Intanto ti chiedo: perché Guerrasanta, qual è il tema portante del tuo nuovo lavoro?

Da ateo convinto quale sono, ti dico che Guerrasanta per me è una “guerra giustificata”. Partendo dal presupposto che, non esistono giustificazioni per una guerra, il risultato viene da sé: la Guerrasanta la fa il padre di famiglia che deve combattere uno Stato corrotto come il nostro, la fa il ragazzo innamorato che sfida gelosia e pretendenti, la fa l’MC contro le leccate di culo di un music system malato, la facciamo tutti. E la facciamo in nome dell’Amore, della Sopravvivenza, del Benessere, della Meritocrazia, della Fratellanza… Ognuno ha dentro di sé un motivo, ed ognuno di noi combatte, sempre, ogni giorno.

Tra le collaborazioni, sia al microfono che alla produzione, tanti tuoi amici di talento. È il segno che anche in un ambiente così particolare l'unione fa la forza. Che ne dici?

Spesso, sì, l’unione fa la forza. Nel caso specifico del mio disco, ho chiamato a “combattere” con me, “soldati” più che speciali, con i quali, fortunatamente, ho un rapporto di stima ed amicizia, oltre che un legame artistico.

Hai partecipato di recente a MTV Spit. Cosa ti resta di questa esperienza che in un certo senso dovrebbe aver significato per te il salto dall’underground ad una scena più mainstream?

Ti correggo, ma in parte. Sono sempre stato un appassionato delle rime improvvisate e delle battle, e so quello che la tv rappresenta. In questo caso specifico, non rappresenta altro che il freestyle, puro, dentro una gabbia, con emcees di livello, comunque straconosciuti nell’underground. Quindi non c’è alcun salto. C’è , semmai, il mainstream che chiede umilmente all’underground di poter invitare gli emcees più forti dello stivale, e questo viene mostrato alla gente: infatti lì dentro, è freestyle puro, naturale, vero, autentico. Lo rifarei all’istante.

È una domanda che faccio sempre agli artisti che intervisto per Supreme Radio: a tuo avviso qual è lo stato dell'arte del rap e dell'hip hop in generale in Italia?

In Italia siamo abituati ad arrivare in ritardo su tutto, quindi era inevitabile che succedesse anche per la cultura Hip Hop. Io sto nel gioco da più di 15 anni e credimi, sapevamo che prima o poi si sarebbe allargato a macchia d’ olio, con tutti i pro e i contro. Ma a mio avviso i contro sono sempre pochi, perché quando cresce il numero di persone che si appassionano, crescono le possibilità, di qualsiasi tipo, nonostante la paura che venga snaturalizzato, per cui per me allo stato attuale, questo è un ottimo momento per la cultura Hip Hop, ci stiamo allineando pian piano all’Europa che, come dico sempre io, deve essere, musicalmente almeno, il nostro primo punto di riferimento e confronto.

E la tv? Tu che l'hai frequentata, ritieni possa aiutare a convincere i tanti riluttanti, che ancora ci sono, della bontà dell’hip hop o serve altro?

Ci sono programmi interessanti dedicati all’Hip Hop, anche se in realtà , sono solo due. Dico solamente che quando una cosa è gestita dagli addetti ai lavori - prendi Marracash a Spit o Mixup a The Flow -, il risultato è sempre ottimo, perché si sa come trattarla. È quando l’Hip Hop “sbarca” in situazioni meno consone, alla Barbara D’ Urso per intenderci, che il tutto fa ridere, è fuori luogo, ridicolo.

Che ne pensi di Nerone, il vincitore dell'edizione di MTV Spit a cui hai preso parte?

Che lo conosco, spacca, è uno dei migliori MC che abbia mai sentito in freestyle. Anche se molto giovane ha alle spalle una quantità di battle infinita, lui è uno che nella competizione ci si è sempre buttato a capofitto e ha sempre, sempre, fatto bella figura. Props per lui.

Chi stimi di più tra i tuoi colleghi? E dell'hip hop made in Usa cosa ascolti?

Due domande da un milione di dollari! Dunque, ne stimo parecchi perché il livello del rap italiano è cresciuto notevolmente negli ultimi anni. Parto dai più vicini, quindi il mio crew Red Lights chiaramente, Willie Peyote, Lord Madness, Maad Block, Kenzie, E Green, Don Diegoh, Brain, Arena 051, Piranha Clique, Tesuan & Moder, Hyst, Mystic 1. Poi chiaramente ci sono gli Intoccabili come Paura, Colle, Noyz... Diciamo che perlopiù ho considerato la mia generazione e ho fatto giusto qualche nome al volo. Per quello che riguarda gli Usa cerco di tenermi stretto: ascolto Action Bronson, Joey Badass, Chief Keef, ovviamente Sean Price (my favourite MC), Kendrick Lamar, Schoolboy Q (quanto mi gasa!), Brother Ali, Eminem, Slaughterhouse... e mi fermo qui, sennò davvero non la finisco più!

Guerrasanta
ti porterà molto in giro per l'Italia. Descrivici l'importanza dei live per uno che fa il tuo lavoro.

È la parte più intensa ed emozionante. Se non avessi la fortuna di performare così tanto in giro, avrei già pensato di smettere. Ho sempre adorato, da quando avevo 14 anni, controllare la folla, farmi sentire, interpretare un pensiero comune. Ora è lo stesso sentimento, ma amplificato: c’è la sintonia con il mio dj Don Plemo, l’ emozione, la testa alta, l’inventarmi sempre qualcosa di nuovo ad ogni live. Poi io sono uno che si agita sul palco, chi mi conosce o è venuto ad un mio live lo sa, per cui do tutto quello che posso, ed è importante che il pubblico si diverta, che sia preso, che sia partecipe. Ed io lo so bene, perché sotto ad un palco ci sono stato, eccome. E credo di sapere bene quello che uno spettatore vuole da un concerto rap.

Progetti per il futuro, dopo Guerrasanta?

Chiaramente non sto mai con le mani in mano e sto lavorando ad un progetto di cui ancora non posso dire nulla, ma posso accennare che stiamo, io e qualcun altro, osando un po’ di più. Sperimentiamo, alziamo il livello, stiamo cercando un suono completamente nuovo. Mai fatto. Forse sarà fuori la prossima estate. Forse. Non posso dire altro, però...

(anche su Supreme Radio)