5 novembre 2014

L’America “sfiducia” Barack Obama

Tutto come ampiamente previsto: i repubblicani non solo confermano la maggioranza alla Camera, ma “scippano” anche il Senato ai democratici nelle elezioni di medio termine che si sono tenute martedì 4 novembre. E ora per Obama viene il difficile: gli ultimi due anni, l'incubo di qualunque presidente degli Stati Uniti, da “anatra zoppa”. I repubblicani contavano 45 senatori e ora, dopo l'esito del voto, sono passati a 52 seggi (+7), mentre alla Camera hanno rinvigorito la propria presenza (a 237 da 226). Le paure di tanti candidati democratici si sono perciò rivelate fondate. Durante la campagna elettorale, infatti, qualcuno aveva persino preso le distanze dall'inquilino della Casa Bianca, evitando un suo coinvolgimento personale, data la scarsa popolarità registrata nei sondaggi.
Si tratta di una piena bocciatura ai danni dell'attuale amministrazione da parte dell'elettorato? In parte sì, se teniamo conto dei risultati, in alcuni casi davvero eclatanti (e comunque inaspettati). Nello Stato di riferimento di Obama, l'Illinois, il nuovo governatore sarà repubblicano. I democratici possono tirare un sospiro di sollievo per quanto riguarda lo Stato di New York, dove è stato rieletto il governatore uscente Andrew Cuomo. Anche la California è andata al democratico Jerry Brown. Come cambieranno ora i rapporti di forza nel sistema politico statunitense? Intanto Obama, che avrebbe evitato volentieri questa situazione, annovera una “buona” compagnia. Prima di lui hanno vissuto i due anni da “anatra zoppa” Dwight Eisenhower, Ronald Reagan, Bill Clinton e George W. Bush. Di per sé il risultato non compromette necessariamente la corsa dei democratici in vista del 2016 (Hillary Clinton, la principale indiziata in questo senso, resta una candidata molto forte), ma certo dipenderà anche dalle prossime mosse del presidente. A cominciare dai temi, tipo l'immigrazione, che ideologicamente hanno marcato una differenza sostanziale tra destra e sinistra Usa. Ma sarà anche interessante valutare le richieste dei repubblicani, una buona fetta del Gop, relative alle politiche monetarie della Fed. Cruciale, a questo punto, diventerà le “gestione” della politica estera e delle crisi internazionali. Obama potrà uscirne comunque positivamente se riuscirà a mettere in pratica una soddisfacente “politica del compromesso” evitando tuttavia di smentire troppo la linea fin qui adottata dalla propria amministrazione.
Dato positivo: per la prima volta si conteranno cento donne nel Congresso Usa. Nell'Oregon si è votato, inoltre, il referendum sull'utilizzo ricreativo della cannabis. Hanno vinto i sì, come negli Stati del Colorado e di Washington due anni fa.

(anche su T-Mag)