1 dicembre 2014

Chi sono i più colpiti dalla crisi occupazionale

La crescita contestuale del tasso di occupazione e del tasso di disoccupazione del mese di settembre era stato, per paradossale che possa sembrare, un fatto positivo. Il tasso di disoccupazione è infatti un indicatore che considera il numero di persone che cercano lavoro sul totale della popolazione attiva, senza trovarlo. Il segno, dunque, che molte persone si stanno rimettendo in marcia nonostante il periodo di incertezza e di crisi economica. Gli ultimi dati Istat, però, spiegano anche altro.
Stavolta, infatti, il tasso di disoccupazione è cresciuto ulteriormente (raggiungendo il 13,2%, il massimo storico) mentre quello di occupazione è sceso al 55,6%. Sicuramente una componente di chi ha perso il lavoro ha contribuito alla crescita del tasso di disoccupazione – ad oggi quasi due punti sopra la media dell’Eurozona, che si attesta invece all’11,5% – più una diminuzione degli inattivi – ovvero le persone che non rientrano tra le forze di lavoro, quindi non classificate come occupate o in cerca di occupazione –, in calo dello 0,2% rispetto al mese precedente e del 2,5% sull’anno. Tuttavia il tasso di occupazione, rispetto ad un anno fa, perde appena lo 0,1% e il numero degli occupati resta pressoché stabile. Se consideriamo i posti di lavoro bruciati dall’inizio della crisi ad oggi, il dato non è da buttare via. In più c’è anche da osservare che nel terzo trimestre 2014 è tornato a crescere il numero di occupati (+0,5%, pari a 122.000 unità in un anno).
Va da sé, in ogni caso, che l’obiettivo di Europa 2020 – che fissa una quota di popolazione occupata tra i 20 e i 64 anni pari al 75% – è molto distante, ma nel paragone con i nostri partner è ben visibile come il lavoro rappresenti un problema che necessita di interventi mirati. Escluse, in termini occupazionali, le isole felici Germania e Austria, l’Eurozona mantiene una situazione preoccupante con i picchi della Spagna (tasso di disoccupazione al 24%, dati Eurostat) che pure che visto crescere il Prodotto interno lordo dello 0,5% nel terzo trimestre su base congiunturale e dell’1,6% su base annuale. Un record negativo lo ha segnato anche la Francia con l’aumento del numero di disoccupati (3,46 milioni di unità), il 5,5% in più rispetto all’anno scorso.
Non che questi numeri debbano rincuorarci. Anzi. Ad esempio, dato alquanto negativo, nel prospetto trimestrale l’Istat informa che il 62,3% dei disoccupati sono in cerca di lavoro da un anno o più (era il 56,9% nel terzo trimestre del 2013). Tale percentuale va così ad accrescere la quota di disoccupazione di lunga durata (sintomatica talvolta di un mercato del lavoro incapace di riassorbire capitale umano) che, nel lungo periodo, può deteriorarsi fino a diventare disoccupazione “strutturale”.
In aggiunta, i dati trimestrali dell’Istat danno la cifra della ripartizione economica e territoriale dell’Italia. Nel periodo considerato (terzo trimestre 2014), il numero delle persone in cerca di occupazione (3 milioni 10 mila), “continua a crescere a ritmi sostenuti (+5,8%, pari a 166.000 unità)” ed è “più elevato nel Centro e nel Mezzogiorno”. Detta altrimenti, il tasso di disoccupazione è più accentuato nel Mezzogiorno, dal 18,5% del terzo trimestre 2013 all’attuale 19,6%, mentre al Centro sale dal 10,2% al 10,7% e al Nord dal 7,6% al 7,8%. Al solito sono soprattutto giovani e donne a risentire delle dinamiche negative del mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) si attesta nel mese di ottobre al 43,3%, in aumento di 0,6 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 1,9 punti nel confronto tendenziale (ma, è bene precisare, l’incidenza dei giovani disoccupati sulla popolazione in questa fascia di età è pari all’11,9%). In questo senso è da ritenere positiva la crescita dei contratti di apprendistato (+3,8%, secondo i dati forniti dal ministero del Lavoro), sebbene più contenuta rispetto al balzo (16%) del secondo trimestre. Infine, l’aumento di coloro che sono alla ricerca di un impiego coinvolge in misura maggiore le donne, che sono 115.000 unità a fronte degli uomini che invece sono 51.000.

(anche su T-Mag)