15 dicembre 2014

Più che in un romanzo criminale, Roma vive in uno stato confusionale

Dicembre. Sabato pomeriggio. Periferia romana, neanche troppo periferia. Nel bar un tipo tiene in mano una copia del Messaggero, l’edizione del giorno, e la mostra al suo interlocutore. La sventola un po’.
“Leggi qua. Secondo te perché lo hanno arrestato, al rom? Perché è bravo?”.
“Eh…”, fa spallucce l’altro.
Sono l’argomento di giornata, gli zingari. A una manciata di passi, poco più su risalendo la via di Torrevecchia, nei pressi della Trionfale, alcune sigle legate alla destra romana (Roma Nord, Controtempo, Foro 753…) hanno organizzato una fiaccolata per dire “basta” agli zingari, al degrado e alla baraccopoli di via Cesare Lombroso. “Questa fiaccola si accende contro chi non ti difende”, è lo slogan che si legge nei manifesti affissi per la strada.
Non si respira un’aria tesa, per la verità. È il 13 dicembre. Sembra un sabato qualunque, il sabato italiano. Al limite più frenetico, considerata la vicinanza al Natale. I negozi sono addobbati a festa. Le persone si ammassano davanti alle vetrine (in pochi sembrano decisi a comprare), altre riempiono i caffè e le gelaterie. La temperatura è mite, e comunque il freddo non ha mai interrotto il business del gelato.

È svoltando l’angolo che si viene travolti da tutt’altro scenario. Il quartiere si fa più buio, giusto la caserma dei vigili del fuoco è illuminata a giorno. Ad ogni imbocco per via Cesare Lombroso che, per facilitare, si ricollega ad una parallela di via di Torrevecchia, c’è una pattuglia della polizia municipale impegnata a deviare il traffico. Più in là si vedono i carabinieri in tenuta antisommossa, solo che il corteo contro il degrado non passerà di là. Contemporaneamente, infatti, è stato indetto da alcuni movimenti antifascisti e di lotta per la casa un secondo presidio. Quasi a fare da contraltare: il timore che la situazione possa degenerare è quantomeno giustificata.
Per capire meglio le dinamiche che affliggono il quartiere è doveroso un passo indietro, allorché le vicende si legano ai fatti di Tor Sapienza di alcune settimane prima e alle trame oscure della presunta Mafia Capitale. Spesso in modo ingarbugliato e pretestuoso: procediamo con ordine.

Siamo nel Municipio XIV di Roma, è fine novembre. I giornali, Il Messaggero per primo, riferiscono di aggressioni ai danni degli studenti del liceo Tacito e degli istituti Domizia Lucilla e Rosa Luxemburg, che confinano con il campo rom di via Lombroso. Negli orari di entrata o di uscita da scuola, i ragazzi si vedono lanciare contro di tutto dalle parti della baraccopoli, che è lì, a un tiro di schioppo. Pietre e sassi, si apprende. Poi minacce, incursioni, furti e addirittura qualche pugno. Qualcuno conferma, qualcun altro – tra dirigenti scolastici e istituzionali, soprattutto il presidente del Municipio, Valerio Barletta (Pd) – no, e anzi rilanciano: è una bufala creata ad arte (“Ciò che in assoluto mi preoccupa è questo soffiare sul fuoco della paura quasi come se in questa fase storica servisse alla nostra città costruire tante diverse Tor Sapienza, da individuare in quelli che sono i territori più difficili. Fortunatamente Monte Mario non è tutto ciò e i numeri che ci forniscono le nostre forze di polizia sconfessano quanto riportato in questi giorni”, dichiara Barletta). Altri ancora affermano che sì, la situazione va avanti da tempo, ma che tutta questa attenzione è per i casini scoppiati altrove in città e dunque si cavalca l’onda mediatica, oltre che emotiva, per proprio tornaconto. Intanto carabinieri e Procura aprono un’inchiesta. Vera o infondata che sia la notizia, i rappresentanti del Blocco Studentesco organizzano un primo sit in contro “le violenze dei rom”.

Nel frattempo viene a galla lo scandalo Mafia Capitale, un’ondata di arresti da cui emerge un sistema truffaldino, ad essere buoni – che vede coinvolti Massimo Carminati, (ex Nar, da sempre considerato uno dei boss, termine abusato di questi tempi, della famigerata Banda della Magliana), Salvatore Buzzi (fondatore della cooperativa 29 Giugno), Giovanni De Carlo (uno che, così lo descrivono i media, aveva acquisito un potere non indifferente negli ambienti malavitosi e assiduo frequentatore della vita notturna romana, nonché “amico” di numerosi vip), personaggi di spicco vicini alle tifoserie organizzate di Roma e Lazio e altri ex della Banda della Magliana) –, volto a lucrare sulla gestione dei migranti e dei campi nomadi.

Una triste realtà che scalfisce l’immagine di Roma – anche se di una sorta di “mafia capitale” si parla ormai da diversi anni, per quanto l’associazione di tipo mafioso (il 416 bis, per intenderci) sia ancora da accertare; il Riesame ha comunque confermato l’aggravante mafiosa per Carminati e alcuni suoi sodali – e quella, decisamente positiva, delle cooperative di tipo B. Tra queste ultime rientrano tutte le imprese sociali, comprese le cooperative appunto, finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate, tra le poche realtà imprenditoriali capaci di reggere l’urto (e di migliorarsi, in molti casi) della crisi economica. La cooperativa 29 Giugno, una storia trentennale, era considerata da tutti a Roma, e a tutti i livelli, un polo d’eccellenza nel suo genere.

Eccoci di nuovo al 13 dicembre. Roma è stanca. Per carità la vita va avanti, e anche se si guarda al portafogli con maggiore parsimonia allo shopping natalizio non si rinuncia. Ma a un certo punto – l’orologio segna circa le 18.30 – il quartiere è letteralmente spaccato a metà. I passanti, curiosi, restano ai lati dei marciapiedi (qualcuno teme disordini), le macchine a passo d’uomo, “scortate” dal cordone dei carabinieri. Manifestazione e contromanifestazione non si incontrano, con la prima che modifica il tragitto. La prima, cioè la fiaccolata (numerosi i partecipanti, va detto), dal complesso di Santa Maria della Pietà prosegue il cammino fino a piazza Guadalupe, Monte Mario. La seconda (partecipata anch’essa, ma non troppo) scende per il lato opposto, si ferma per un po’ vicino all’ingresso del campo rom (si canta Bella ciao, tra le tante), riprende poi la marcia per via di Torrevecchia e giù per diversi metri, passando davanti all’ex clinica Valle Fiorita, struttura da un paio d’anni occupata da interi nuclei familiari all’epoca sotto sfratto o senza dimora, sia romani che stranieri. Durante il percorso c’è chi distribuisce volantini, tra questi tante persone extracomunitarie. 

“Oggi – si legge –, alcuni gruppi neofascisti hanno convocato una fiaccolata contro il campo rom di Monte Mario. Come emerso nell’inchiesta su ‘mafia capitale’, sono gli stessi personaggi che rubano milioni speculando su campi rom, rifugiati, ed emergenza abitativa e che ora soffiano sul fuoco del razzismo e della paura per un problema che loro stessi hanno contribuito a creare. Dicono no ai rom, ma poi ci lucrano sopra… parlano di degrado, ma sono i responsabili della gestione rifiuti… Noi siamo in piazza per tutelare il campo rom e le occupazioni abitative del territorio, perché gli unici a non avere diritto di cittadinanza sono proprio i fascisti!”. Non manca proprio nulla e ce n’è pure per il governo: “Diciamo NO a una guerra tra poveri! Uniamoci: italiani, rom, migranti, inquilini e occupanti per opporci al piano-casa, al Jobs-act, per riprenderci i nostri diritti: casa e lavoro […]”. Firmato: Rete Territoriale dei Diritti Sociali Roma Nord.

È un gioco al rimpiattino, perché dall’altra parte della barricata prendono le distanze dai fatti di cronaca e lamentano i disagi del quartiere, in primis i fumi tossici che provengono dal campo nomadi. Rivendicando, infine, un malcontento trasversale. Che vuol dire tutto e il contrario di tutto, certo. 

Roma è una polveriera e la letteratura – anche giornalisti novelli romanzieri – ci sguazza. Le periferie sono in fermento. Persino all’Eur, la City di Roma, non molte settimane fa è andata in scena la manifestazione dei cittadini contro la prostituzione in strada e il degrado. Anche qui polemiche per le strumentalizzazioni dell’estrema destra e il rischio che una “protesta legittima” venisse così inquinata. Tutto, però, ha avuto inizio con i tumulti al centro per rifugiati di viale Giorgio Morandi, a Tor Sapienza. Come se la città, fino a quel momento, avesse dormito. E ora aleggia l’ombra di chi a lungo ha guadagnato sulle disgrazie altrui, esasperando gli animi talvolta più pacifici e talvolta più rumorosi. La definitiva sentenza è di un ragazzino che osservando il corteo di via di Torrevecchia all’altezza di Largo Millesimo fa all’amico: “Sto casino è per gli zingari? Nun ce se crede…”.

Anni di incuria e menefreghismo sono già agli atti. Più che all’ennesimo romanzo criminale, Roma sembra adesso in preda ad un evidente stato confusionale.

(anche su Tatami)