26 febbraio 2015

Gli italiani e l’Unione europea

Gli italiani distanti dalle istituzioni europee. L'ultimo sondaggio Eurobarometro fotografa per il nostro Paese un diffuso scetticismo rispetto all'Unione europea, che si manifesta in particolare nel 69% di quanti rispondono che “la mia voce non conta nell'Ue”. L'Eurobarometro, il sondaggio più importante condotto a livello europeo sulle opinioni dei cittadini, si sofferma in questo caso sulle priorità politiche della Commissione Juncker e rileva la sensibilità del Paese su temi quali la crescita economica, la dimensione esterna dell'Ue e la politica d'immigrazione. I risultati sono stati presentati giovedì 26 febbraio nella sede della Rappresentanza in Italia della Commissione europea. Ne hanno discusso Lucio Battistotti, direttore della Rappresentanza della Commissione europea, Carlo Buttaroni, presidente di Tecnè, Giampiero Gramaglia, giornalista e consigliere IAI, Raffaele Brancati, economista e presidente MET.

Gli italiani e l'Europa

Alla scarsa rappresentatività delle istituzioni europee, emerge dall'Eurobarometro, fa da supporto anche la percezione che l'Italia nel suo insieme non sia tenuta in sufficiente considerazione. Il 78% degli italiani, infatti, ritiene che “agli interessi dell'Italia non è riservata nell'Ue la dovuta attenzione”. Alla luce di ciò, gli intervistati italiani dichiarano in maggioranza di non sentirsi cittadini europei: il 51% contro il 47 che risponde diversamente. Eppure, nonostante lo scetticismo, la maggioranza resta convinta che le sfide del futuro meglio se l'Italia è nell'Ue (il 47% contro il 35%).

Flussi migratori

Il tema immigrazione è uno dei più sentiti dai cittadini europei. Il 73% degli italiani e il 71% degli europei invocano, non a caso, una politica comune in tema di migrazioni. In particolar modo l'immigrazione di cittadini extra-comunitari evoca reazioni negative nel 57% degli intervistati europei e nel 75% di quelli italiani. Quanto poi all'immigrazione clandestina il 91% degli italiani chiede che siano adottate ulteriori misure per contrastare il fenomeno. Per quanto riguarda i flussi migratori che interessano i cittadini dei Paesi membri, di norma vengono interpretati come qualcosa di positivo, con picchi dell'82% in Svezia e del 76% in Finlandia, mentre in Italia la maggioranza del campione (il 56%) li percepisce come qualcosa di negativo. Tuttavia la risposta italiana viene bilanciata con il giudizio positivo sui diritti di migrazione concessi dall'Ue ai suoi cittadini. Inoltre il 64% considera positivo il diritto di vivere negli altri Stati Ue e il 67% apprezza il diritto di lavorare all'estero.

Crisi economica

Le prospettive economiche, invece, non sono affatto delle migliori, considerato che il 50% si aspetta che “il peggio debba ancora venire” e il 45% teme un aggravamento della crisi occupazionale. In compenso è diffusa la convinzione che le riforme, gli investimenti, una politica energetica più efficiente, un'industria più competitiva e l'economia digitale possano essere le scommesse europee per il futuro. Gli intervistati italiani si dichiarano a favore della moneta unica, ma una buona parte (il 68%) non crede che l'Ue contribuisca a rendere la vita meno cara. L'economia suscita minore apprensione rispetto a sei mesi fa e il 60% di quanti individuano nel lavoro la principale preoccupazione rappresenta comunque un dato in calo rispetto alla precedente rilevazione (65%). Allo stesso tempo in molti condividono le decisioni che orientano la politica economica dell'Unione: il 56% è favorevole al controllo preventivo dei bilanci nazionali e il 58% considera opportuno multare i governi che creano un debito eccessivo. Fare le riforme è il suggerimento che proviene dall'88% del campione e il 70% è d'accordo con l'uso di denaro pubblico per stimolare investimenti privati a livello Ue. I giudizi sono positivi, inoltre, per il possibile accordo commerciale tra Ue e Stati Uniti (Ttip). L'economia digitale è considerata anch'essa una risorsa importante, utile secondo il 63% a contrastare la crisi. Tuttavia, in Italia, l'uso di internet è meno frequente che altrove in Europa: solo il 53% dichiara di connettersi al Web ogni giorno.

Fiducia nelle istituzioni

Lo scetticismo cui si accennava in precedenza coinvolge anche le singole istituzioni. Il 50% degli italiani, ad esempio, non si fida della Bce, il 44% della Commissione europea (stessa percentuale anche per il Parlamento europeo). Ma il grado di sfiducia è diffuso al punto da coinvolgere tutte le sfere decisionali e politiche. In pratica non si fida del proprio governo il 75% degli italiani il 65% degli europei, del Parlamento nazionale il 75% degli italiani e il 62% dei cittadini europei. Le autorità pubbliche regionali non godono della fiducia del 70% degli italiani e dal 50% degli europei. Dei partiti nazionali, infine, non si fida addirittura l'85% degli italiani e l'80% degli europei.

Diritti e valori

C'è però da osservare che tale mancanza di fiducia dipende anche dalla scarsa conoscenza che coinvolge soprattutto gli italiani rispetto alle attività delle istituzioni comunitarie. Le lacune si manifestano, inoltre, in tema di diritti e valori. Gli intervistati italiani ritengono che l'Ue si rifletta primariamente nella pace, nella democrazia e nei diritti dell'uomo, ma il riconoscimento dell'importanza dei valori comuni non comprende una conoscenza adeguata di quelli che sono gli effettivi diritti di cui godono gli italiani in quanto cittadini Ue. Tale consapevolezza, però, spinge molti italiani a dichiararsi disponibili ad un maggiore approfondimento al riguardo, questo nonostante pochi intervistati sostengano che sia utile introdurre corsi di educazione civica europea nelle scuole. Spesso la volontà di conoscere meglio l'Unione si traduce in un crescente interessa a visitare altri Paesi, ma negli ultimi 12 mesi il 65% degli italiani non ha viaggiato in nessun Paese dell'Ue (nel precedente rilevamento erano il 73%).

(anche su T-Mag)