2 febbraio 2015

Lavoro, permangono le insicurezze

Analizzando le serie storiche dell’Istat si osserva come, rispetto ad un anno prima, il tasso di disoccupazione sia aumentato a dicembre 2014 dello 0,3%, ovvero dal 12,6% del 2013 al 12,9% dell’ultima rilevazione. Nel dicembre del 2012 il tasso di disoccupazione si attestava all’11,5%. È evidente, dunque, come la crisi occupazionale rappresenti un grosso problema nel nostro paese, anche se gli ultimi dati Istat sono comunque da prendere con un certo grado di soddisfazione. Tanto per cominciare è positivo il calo del tasso di disoccupazione – che tiene in considerazione il numero di persone che cercano lavoro sul totale della popolazione attiva, senza però trovarlo – dal livello record registrato invece a novembre. Inoltre è positivo perché, come sottolinea lo stesso Istituto nazionale di statistica nel suo comunicato, “il calo osservato nell’ultimo mese è il primo segnale di contrazione della disoccupazione dopo un periodo di crescita che si è protratto nella seconda metà dell’anno”. A dicembre 2014, questo risalta agli occhi, gli occupati sono 22 milioni 422 mila, ovvero – dopo il calo osservato nei due mesi precedenti –, l’occupazione aumenta dello 0,4% (+93 mila). Su base annua la crescita è dello 0,5% (+109 mila). È ancora presto per stabilire se il miglioramento sarà duraturo, dunque se l’andamento si consoliderà anche nei prossimi mesi (in attesa, poi, di giudicare con elementi certi gli effetti del Jobs Act), ma di certo il dato rincuora. Molto più perché giunge l’indomani della risalita della fiducia delle imprese (in alcuni casi anche per quanto riguarda le attese sull’occupazione) e dei consumatori. Come sottolinea l’Eurispes nel suo Rapporto Italia 2015 – presentato a Roma proprio il 30 gennaio – quasi 9 italiani su 10 (88,1%) ritengono che la situazione economica del paese sia peggiorata nel corso dell’ultimo anno e, in linea generale, “i pessimisti su una ripresa nel corso di quest’anno continuano ad aumentare (+10,1%: 55,7%, erano il 45,6% nel 2014)”. Per quanto riguarda la disoccupazione giovanile (15-24 anni) nel periodo considerato, dice l’Istat, sono occupati 918 mila ragazzi, in calo dello 0,7% (-7 mila) rispetto al mese precedente e del 3,6% su base annua (-34 mila). Tuttavia il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, cioè la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi (occupati o disoccupati), è pari al 42% in calo di 1 punto percentuale rispetto al mese precedente e in aumento di 0,1 punti su base annua. Al contrario, l’incidenza dei giovani disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei giovani della stessa classe di età è pari all’11,1% – cioè, tiene a precisare l’Istat, più di un giovane su 10 è disoccupato. Stando all’indagine Eurispes, quasi il 45,4% degli italiani si traferirebbe all’estero, in aumento rispetto alle precedenti rilevazioni (40,6% nel 2011 e 37,8% nel 2006) e molto dipende anche dalle condizioni lavorative. Coloro che maggiormente propendono per una soluzione di questo tipo sono proprio i più giovani, gli studenti (quasi il 65%). Spiega l’Eurispes: “Anche la maggioranza di coloro che sono in cerca di una nuova occupazione (59,8%) e la gran parte di chi è alla ricerca del primo impiego (52,7%) si dicono pronti a mettersi in gioco andando all’estero. La ricerca di maggiori opportunità di lavoro (32,1%) è la motivazione più sentita per la quale si è disposti a cambiare vita e paese”. Le insicurezze che ad ogni modo permangono, dipendono con ogni probabilità anche dalla qualità del lavoro. Cresce, infatti, il numero di chi non si sente in grado di dare garanzie alla propria famiglia con il proprio impiego (la quota, dice l’Eurispes, si attesta al 64,7%); deve ricorrere all’aiuto della propria famiglia il 28% di chi lavora mentre c’è chi ammette, pur avendo un’occupazione, di avere difficoltà ad arrivare a fine mese. Questo segmento coinvolge il 55,6% dei lavoratori.

(anche su T-Mag)