10 marzo 2015

Mercato del lavoro: Jobs Act e nuove assunzioni

La convinzione del premier Matteo Renzi è che quest'anno ci saranno – grazie al Jobs Act, con il debutto in questi giorni del nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti – “molte più assunzioni che licenziamenti”. Il tasso di disoccupazione, soprattutto nel 2014, ha raggiunto livelli record (anche sopra il 13%) e ora sta mostrando lievi miglioramenti, pur restando alto (a gennaio 2015 si attesta al 12,6%). Tra il 2008 e il 2014, ha rilevato l'Istat, il Mezzogiorno ha perso 576.000 posti di lavoro, pari al 70% del calo complessivo mentre il Nord ne ha persi 284.000. Nel complesso il Sud ha perso l'8,9% dei suoi occupati (-3,5% la media italiana). I numeri rendono l'idea di quanto sia importante intervenire tempestivamente, tanto sul fronte delle regole quanto incentivando la ripresa. In questo senso la crescita della produzione industriale, rilevata dal Centro Studi di Confindustria (i dati Istat giungeranno a breve, in settimana), tuttavia ancora molto contenuta (+0,2% di febbraio su gennaio che segue lo 0,2% in più di gennaio su dicembre), è una notizia comunque positiva. Perché tra gli effetti della crisi le ore in meno lavorate (dal 2008 -4,3 miliardi) e l'aumento degli occupati a tempo parziale a scapito di quelli a tempo pieno sono quelli che più hanno condizionato il mercato del lavoro. Nel 2014, nella media dell'anno, la crescita dell’occupazione ha interessato in misura contenuta i lavoratori a tempo indeterminato (+18.000 unità) e in modo più sostenuto i lavoratori a termine (+79.000 unità). E soprattutto – un espediente evidentemente utilizzato da molte aziende – l’incidenza di quanti svolgono “part time involontario” è cresciuto ancora dal 61,3% del 2013 al 63,6% del 2014. Il nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti prevede, per i neoassunti, il reintegro nel posto di lavoro solo in caso di licenziamento nullo o discriminatorio e nei casi di licenziamento disciplinare nel quale il giudice riconosca che il fatto materiale contestato “non sussista”. Tale misura, aggiunta al riordino delle altre tipologie contrattuali, da sola non può garantire un'impennata immediata nel numero degli occupati, ma molte imprese guardano all'opportunità con rinnovato ottimismo. Già in uno studio dell'Ufficio Lavoro di Confesercenti diffuso a gennaio, emergeva come il 36% degli imprenditori si dichiarasse pronto ad assumere nel corso dell’anno uno o più dipendenti a tempo indeterminato, approfittando degli sgravi, contro il 21% più orientati sui contratti a tempo determinato. Restava alta, però, l’incertezza: il 43% dei titolari di impresa intervistati ammetteva di essere ancora indeciso. L'Istat, nella nota mensile di febbraio, afferma che “il mercato del lavoro non mostra chiari segnali di un’inversione di tendenza rispetto a quanto osservato negli scorsi mesi”. Il tasso dei posti vacanti nei settori dell’industria e dei servizi, infatti, risulta ancora stabile nel quarto trimestre del 2014 (attorno allo 0,5%) e “la stazionarietà dell’indicatore, che perdura dall’ultimo trimestre del 2013, riflette la fase di stagnazione che si osserva dal lato della domanda di lavoro”. Cionostante, prova a spiegare il Centro Studi di Unimpresa, “i primi effetti concreti del Jobs Act si potranno tastare con mano a giugno”. Potrebbero essere 250 mila le nuove assunzioni, entro la fine dell'anno. Ripartite in parte tramite la stabilizzazione degli attuali lavoratori precari (tempo determinato, contratti a progetto, partite Iva), in parte attraverso l'emersione di occupazione irregolare o “in nero”, in parte grazie alle assunzioni di disoccupati in senso stretto. Ma per questi ultimi casi, appunto, molto dipenderà dall'economia che si rimette in moto, quindi l'incremento della produzione e le prospettive di crescita delle aziende.

(anche su T-Mag)