29 aprile 2015

Lavoro: sottoccupati e scoraggiati

Nonostante il contesto internazionale più favorevole (il crollo del prezzo del petrolio, deprezzamento dell’euro e una politica monetaria più espansiva della Banca centrale europea) abbia incentivato le speranze di ripresa economica, la crescita appare ancora lenta. E la situazione non riguarda solo l’Italia, ma l’Europa nel suo insieme. Negli ultimi mesi si è registrato un miglioramento nell’indice di fiducia di imprese e consumatori, ma in generale le condizioni socioeconomiche non sono ancora delle più positive. Soprattutto nel mercato del lavoro dove, sebbene qualche progresso osservato di recente, i ritardi accumulati risultano ora difficili da colmare. Nell’Unione europea sono molti i lavoratori part-time che risultano essere sottoccupati ed è aumentato, inoltre, il numero di coloro che hanno smesso di cercarlo, un lavoro. Dei lavoratori a tempo parziale, 9,8 milioni (il 22%) sono sottoccupati, cioè hanno lavorato meno ore di quante avrebbero voluto. I dati Eurostat, che si riferiscono al 2014, sono abbastanza in linea con quelli dell’anno precedente (9,9 milioni, il 23%). In Grecia la percentuale di quanti lavorano a queste condizioni è arrivata al 72% mentre si attesta al 66% a Cipro e al 57% in Spagna (in Italia è al 18,3%, sotto la media Ue). La maggior parte dei lavoratori sottoccupati sono donne. Altra questione riguarda i disoccupati che non cercano lavoro. In questo senso, secondo il Labour Force Survey 2014 dell’Eurostat, l’Italia è maglia nera nell’Ue. I disoccupati italiani che non sono alla ricerca attiva di un impiego sono infatti il 13,6% della forza lavoro totale e di questi il 60% sono donne. Alle nostre spalle si piazzano Croazia (9,6% di inattivi), Bulgaria (7,6%) e Finlandia (7,4%) con valori al di sopra della media Ue (4,8%). Ma se nel 2013, in tutta l’Ue, il numero di persone disponibili a lavorare, ma che non hanno svolto attività di ricerca, era pari a 9,3 milioni, un anno più tardi la quota era salita a 9,4 milioni. Questi indicatori sono importanti perché complementari al tasso di disoccupazione. E per quanto quest’ultimo abbia evidenziato dei miglioramenti, lo scoraggiamento e l’incertezza sembrano (ancora) condizionare, negativamente, l’andamento del mercato del lavoro.

(anche su T-Mag)