25 giugno 2015

Dove la Grecia supera l’Italia

Una soluzione, definitiva, per arrestare la crisi ellenica non è stata ancora trovata, in attesa dei prossimi vertici. Atene, intanto, ha presentato un pacchetto di nuove proposte allo scopo di trovare con i partner europei un accordo con i creditori e impedire, di fatto, un’uscita “obbligata” della Grecia dalla zona euro. Il paese presenta dei ritardi strutturali evidenti, soprattutto per quanto riguarda il mercato del lavoro. Eppure, per quanto le situazioni siano così diverse, in alcuni spunti la Grecia appare più competitiva dell’Italia. In questo momento, ovviamente, qualsiasi paragone potrebbe suonare fin troppo ingeneroso per la nostra economia che pure in quest’ultimo periodo ha registrato incoraggianti segnali di vitalità, con il Pil che secondo le previsioni tornerà già quest’anno in territorio positivo. Le difficoltà che stanno vivendo tanti italiani rispetto alle prospettive di occupazione non sono niente in confronto alla realtà greca: al mese di febbraio (dati Eurostat), il tasso di disoccupazione si è attestato nel paese ellenico al 25,4% (quello della Spagna, ad aprile, è al 22,7%), a fronte dell’11,1% dell’Eurozona. Grave, poi, è la situazione dei giovani: secondo l’Ocse il paese ellenico è maglia nera per quanto riguarda le opportunità occupazionali. Ma analizzando in profondità alcune dinamiche accessorie si scopre che la Grecia mantiene dei vantaggi rispetto all’Italia. A sostenerlo è il Centro Studi di ImpresaLavoro, che ha elaborato i dati più recenti pubblicati dal World Economic Forum e dalla Banca Mondiale. In sintesi: stando al Global Competitiviness Report 2014-2015 del World Economic Forum la Grecia occupa una posizione migliore della nostra in alcune fattispecie, ad esempio l’efficienza generale del mercato del lavoro (è 118esima mentre l’Italia è 136esima), la collaborazione nelle relazioni tra imprese e lavoratore (108esima contro 137esima), la flessibilità nella determinazione dei salari (118esima contro 138esima), l’efficienza nelle modalità di assunzione e di licenziamento (92esima contro 141esima), il legame tra salari e produttività (121esima contro 139esima), l’effetto della tassazione sull’incentivo a lavorare (138esima contro 143esima), il merito nella scelta delle posizioni manageriali (98esima contro 122esima) e la capacità del sistema sia nel trattenere talenti (96esima contro 121esima) sia nell’attrarli (127esima contro 128esima). E non è tutto, perché analizzando stavolta il Doing Business 2015 della Banca Mondiale non si può non notare un livello di efficienza, risparmio e quindi competitività delle imprese elleniche talvolta superiore a quello mostrato dalla nostre aziende. Tanto per cominciare il Total Tax Rate delle imprese greche (49,9%) è inferiore al nostro che arriva fino al 65,4%. E meglio di noi Atene fa sulle modalità di pagamento delle imposte sia per il numero di adempimenti (8 contro 15) sia per il numero di ore impiegate in media ogni anno da ciascuna azienda (193 contro 269). Ovvio che i fondamentali della nostra economia siano migliori, ma l’analisi aiuta a comprendere quali sono i nostri punti di debolezza al cospetto di un paese in evidente difficoltà come la Grecia. Anche in un settore strategico come l’edilizia, che comunque ha sofferto più di altri l’impatto della crisi economica, l’Italia perde il confronto: i giorni necessari per ottenere un permesso di costruzione sono 233 contro i 124 della Grecia, mentre per ottenere l’allacciamento dell’energia elettrica i giorni di attesa sono 124 contro 62. Inoltre a una media impresa italiana la bolletta energetica costa il 34% in più che non a una media impresa greca.

(anche su T-Mag)