16 giugno 2015

Jeb Bush in corsa per la Casa Bianca

Erano i primi giorni del 2009 e George H. W. Bush, intervistato da Fox News, non nascondeva l’ambizione di vedere il figlio alla Casa Bianca. Quello più piccolo, Jeb, che l’altro, il più grande, stava per abbandonarla, la Casa Bianca. Il 20 gennaio si insediava Barack Obama, mettendosi in mezzo ai Bush (uscenti) e ai Clinton (con la sconfitta di Hillary alle primarie democratiche). Una sfida che potrebbe ora, invece, riproporsi con la candidatura ufficiale dell’ex governatore della Florida, Jeb Bush. Anche se quest’ultimo, a differenza della Clinton, dovrà affrontare un percorso più ostico. L’ex segretario di Stato dovrebbe, salvo sorprese, avere la nomination già in tasca, Bush al contrario dovrà vedersela con parecchi rivali. Quasi venti tra candidati ufficiali e probabili, a cominciare dall’ex delfino Marco Rubio. Jeb Bush ha annunciato la sua candidatura alla presidenza degli Stati Uniti a Miami, parlando soprattutto di economia. Una scelta mirata, la sua: da un lato, nonostante la ripresa registrata nel 2014, abbassare la guardia e credere che la crisi sia alle spalle sarebbe un errore da parte di chiunque; dall’altro si è evitato accuratamente di entrare subito nel merito di alcuni temi “scottanti”. Ad esempio la politica estera, la cui eredità di Obama appare in chiaroscuro già ora, ma con quel cognome ingombrante i paragoni con l’amministrazione guidata dal fratello, con tutto quello che ne è conseguito dall’11 settembre all’invasione dell’Iraq, saranno inevitabili. E proprio il cognome è il primo elemento a sparire, almeno dal logo che si limita ad un semplice “Jeb!”, come già avvenne nel 1994 quando perse la corsa per diventare governatore (ci riuscirà nel 1998). In verità, una prima critica a Obama in politica estera è giunta quando Bush ha fatto riferiferimento alle recenti divergenze con Israele, promettendo un cambio di paradigma in questo senso. Ma nulla più. Jeb Bush, piuttosto, ha preferito ribadire come Hilary Clinton non rappresenti un cambiamento, semmai l’eventuale prolungamento dell’attuale amministrazione. Invece l’obiettivo è portare la crescita al 4% e creare 19 milioni di nuovi posti di lavoro, sulla scia di quanto riuscì a fare da governatore: aumento dei redditi, tagli alle tasse, conti pubblici in ordine. Al momento diversi sondaggi considerano Bush il favorito tra gli sfidanti repubblicani, ma è ancora presto per un pronostico vero e proprio. Quello che potrebbe giocare a suo favore, però, è il gradimento in calo per Obama. Quando il fratello era in procinto di lasciare il posto al futuro inquilino della Casa Bianca molti sondaggi indicavano per George W. Bush un consenso al di sotto del 30%. Oggi, secondo una rilevazione diffusa recentemente dalla Cnn, il 52% degli intervistati afferma di avere un’opinione favorevole nei confronti dell’ex presidente, mentre Obama si ferma al 49%. Insomma, il cognome potrebbe pesare meno del previsto.

(anche su T-Mag)