22 giugno 2015

Ue-Russia, il peso economico delle sanzioni

Che le sanzioni dell’Ue alla Russia provochino una perdita in termini economici a tutti gli attori coinvolti è circostanza risaputa, meno conosciute sono le cifre e la consistenza di tali perdite. La Commissione europea aveva già stimato il peso delle sanzioni, ma uno studio del Wifo (Istituto austriaco per la ricerca economica), che ha coinvolto alcuni giornali europei (in Italia La Repubblica) chiarisce alcuni specifici spunti. La questione ucraina, in estrema sintesi, rappresenta un’autentica zavorra. Nel complesso, afferma chi ha condotto lo studio, l’Europa rischia di perdere – “nel peggiore degli scenari” – due milioni di posti di lavoro e circa 100 miliardi di euro in valore aggiunto nell’export di beni e servizi. In Italia, nel breve periodo, 80 mila posti di lavoro e quattro miliardi e 140 milioni di euro, per lievitare nel lungo periodo a 215 mila posti di lavoro e 11 miliardi e 815 milioni di euro. In termini di produttività le sanzioni potrebbero costare alla Germania un punto di Pil (ma anche qualcosa in più), mentre in Francia una perdita di 150 mila posti di lavoro. Dall’altra parte della barricata, ad ogni modo, l’economia non va affatto a gonfie vele. La Russia, dunque, ha tutto l’interesse affinché le sanzioni vengano ritirate o al limite modificate (in verità i governi dell’Ue hanno trovato in queste ore un accordo preliminare sul prolungamento delle misure restrittive), ed ecco che tornano allora alla memoria le parole del presidente russo Vladimir Putin la scorsa settimana in occasione dell’incontro a Milano con il premier Matteo Renzi per Expo 2015. Putin ha ricordato la diminuzione del 25% nell’interscambio tra i due paesi nell’ultimo trimestre, condizione che “non soddisfa né noi né gli imprenditori italiani”. Il fatto, poi, è che il contesto internazionale nel suo insieme non aiuta e anche la crisi del petrolio ha un suo peso. La Banca mondiale ha di recente tagliato le stime di crescita dei paesi emergenti e anche i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) hanno subìto una battuta d’arresto, eccezion fatta per l’India e per quella “pilotata” della Cina. Proprio con l’India, Mosca mantiene un canale privilegiato e prevede che commercio e investimenti continueranno a crescere in futuro. Ad aprile il Pil della Russia ha fatto registrare un’ulteriore flessione, le stime del ministero dell’Economia russo – più ottimiste di quelle del Fondo monetario internazionale – parlano di un calo a -2,8% nel 2015 dopo il +0,6% del 2014, mentre per il biennio 2016-2017 si prevede un ritorno alla crescita del 2,3%. Per il Fmi, invece, il Pil russo dovrebbe contrarsi al -3,4% (previsioni comunque al rialzo rispetto al precedente -3,8%) mentre nel 2016 dovrebbe recuperare terreno, seppure modestamente. Il mercato del lavoro non è ancora in piena crisi, ma il numero dei disoccupati aumenta: sarebbero oltre 4,4 milioni i disoccupati e oltre un milione gli iscritti ai centri per l’impiego. E anche il livello di povertà, non a caso, è cresciuto in Russia nell’ultimo periodo…

(anche su T-Mag)