2 febbraio 2016

Usa 2016. Vincono Cruz e Clinton (o Rubio e Sanders?)

Primarie 2008, Iowa, Partito Repubblicano. È Mike Huckabeee, pastore battista ed ex governatore dell'Arkansas, a vincere il caucus che apre la stagione elettorale statunitense. Alle sue spalle l'ex governatore mormone del Massachusetts, Mitt Romney. Sul podio più basso l'eroe di guerra e senatore dell'Arizona, John McCain. Quest'ultimo otterrà la nomination a candidato presidente.
Primarie 2008, Iowa, Partito Democratico. A sorpresa (ma non troppo, visti gli ultimi sondaggi) trionfa il giovane senatore afroamericano dell'Illinois, Barack Obama. Dietro non compare il nome della stra-favorita Hillary Clinton, bensì quello di John Edwards, ex senatore della North Carolina. L'ex First Lady deve accontentarsi di un “misero” terzo posto. In effetti sarà Obama il candidato democratico alla presidenza (nonché futuro inquilino della Casa Bianca) al termine di una corsa testa a testa con Clinton.
Morale: Marco Rubio è candidato forte e credibile, Hillary Clinton sta trovando in Bernie Sanders un rivale vero.
A questo punto la precisazione doverosa è che ogni elezione fa storia a sé, quanto accaduto nel 2008 di certo non rappresenta la linea guida. Eppure le similitudini non mancano. Il voto in Iowa – caucus –, che apre di norma la stagione delle primarie, è paragonabile ad un'assemblea in cui gli iscritti, per alzata di mano o indicando il nome su un normalissimo foglio di carta (repubblicani) oppure formando gruppi di sostenitori (democratici), scelgono i candidati presidenziali. Dunque, sebbene si tratti di un piccolo Stato e per quanto la strada sia ancora lunga, l'Iowa è una tappa che offre sempre spunti interessanti.

Ted Cruz ha vinto così le primarie in Iowa, staccando di quattro punti (28 a 24) il favorito Donald Trump. Quest'ultimo ne esce un po' con le ossa rotte. Il suo personaggio non è abituato a discorsi “da secondo classificato”, ma si è detto comunque sicuro dell'esito positivo in New Hampshire, tra una settimana. Cruz, nel suo stile di conservatore doc, ha ringraziato gli elettori durante il victory speech, promettendo un nuovo corso per l'America che non verrà deciso dai media o dai lobbisti (chiaro il riferimento a quanti davano per scontata una vittoria del rivale Trump). In verità anche Trump si è tolto qualche sassolino dalla scarpa, ricordando chi gli aveva consigliato di non andare in Iowa, di evitare di correre per la presidenza degli Stati Uniti.

E Rubio? L'attenzione che sta catalizzando su di sé il giovane senatore della Florida deriva dal risultato, soprattutto. Non tanto il piazzamento, quanto la distanza – minima – da Trump, lui che alla vigilia era stato dato per spacciato. Un aspetto che Rubio ha voluto sottolineare, intervenendo per i ringraziamenti di rito. Rubio si propone perciò quale candidato credibile, capace di amalgamare l'anima conservatrice che non si riconosce evidentemente in persone come Cruz o Trump. Sarà curioso, nel futuro immediato, capire quali misure prenderanno (se a favore o contrari) i candidati più "morbidi", tipo quel Jeb Bush (appena il 2,8% delle preferenze) che di Rubio è stato il mentore.
Curiosità: Mike Huckabeee, vincitore otto anni fa in Iowa, ha già ritirato la sua candidatura.

Sul fronte opposto, Hillary Clinton è apparsa soddisfatta per quella che è stata una vittoria striminzita, ostentando una certa sicurezza dinanzi alle sfide che l'attenderebbero da presidente. I sondaggi non sono più benevoli come all'inizio e l'ex segretario di Stato sembra stia vivendo il remake del film del 2008. Con un vantaggio, stavolta: Sanders non è Obama. Il futuro presidente intendeva scardinare un sistema ritenuto ormai vetusto, ma era sua intenzione farlo dall'interno. Fu abile, semmai, a intercettare un cambiamento che stava coinvolgendo la società statunitense. Sanders, al contrario, è un candidato anti-establishment che dovrà dimostrare alla prova dei fatti, Stato per Stato, voto dopo voto, di poter essere un potenziale comandante in capo. In definitiva, in Iowa, Sanders e Clinton si dividono i delegati che nomineranno (una formalità) il candidato ufficiale del partito alla convention di Philadelphia e al momento, la loro, sembra una corsa alla pari. Non può dire altrettanto Martin O’Malley, ex governatore del Maryland ed ex sindaco di Baltimora, il quale ha deciso per il passo indietro, appreso il deludente risultato ottenuto al primo appuntamento.

(anche su T-Mag)