2 marzo 2016

Usa 2016. Clinton e Trumo vincono il Super Tuesday

A un certo punto si è cominciato a prendere Donald Trump sul serio. I media hanno iniziato a raccontare alcune scomode verità sui successi imprenditoriali del tycoon newyorchese, altri si sono spinti oltre, suggerendo ai candidati strategie e misure per contenere la sua avanzata. Parliamoci chiaramente: in molti, nel Partito repubblicano, speravano che lo scenario mutasse. Niente da fare, Trump è l’ultrafavorito alla nomination. Il suo populismo sta pagando, almeno tra gli elettori del bacino conservatore. Che Trump, secondo i soliti osservatori, non sia un autentico conservatore, semmai la persona giusta nel contesto sbagliato, è un altro paio di maniche. E a poco è valso il cambio di rotta di Marco Rubio, a questo punto il preferito dell’establishment repubblicano, che ha intrapreso una campagna contro Trump, culminata con il buon dibattito televisivo prima del Super Tuesday. Il Super Tuesday, appunto. Trump si è aggiudicato sette Stati (Arkansas, Georgia, Virginia, Alabama, Massachusetts, Tennesse e Vermont), Cruz tre (Oklahoma, Texas, Alaska), Rubio appena uno (Minnesota). In attesa della Florida (15 marzo), Stato dove chi vince prende tutto (in termini di delegati, 99 in palio), Trump può iniziare a parlare da candidato ufficiale, tanto è il divario con gli altri. Dovrebbe avvenire qualcosa di imprevisto affinché le cose vadano storte. E mentre Cruz, seppure indirettamente, esorta Rubio a farsi da parte al fine di catalizzare le attenzioni degli elettori avversi a Trump, il giovane senatore si dice ancora ottimista e conta di rilanciarsi nella “sua” Florida. Intanto Trump sta facendo incetta di endorsement oltre che di delegati. L’ultimo particolarmente rilevante è stato quello del governatore del New Jersey, Chris Christie, presente al discorso di chiusura del Super Tuesday, in Florida.
Sul fronte democratico, la situazione è meno complessa. Bernie Sanders ha vinto nel Vermont (dove giocava in casa), Oklahoma, Colorado e Minnesota. A Hillary Clinton tutto il resto (Georgia, Virginia, Alabama, Massachusetts, Tennessee, Arkansas, e Texas). Anche in questo caso, insomma, l’allungo della favorita alla nomination potrà risultare decisivo in vista delle prossime consultazioni. Sanders, pur raccogliendo consensi tra diversi personaggi dello star system, sembra avere tuttavia un problema con le minoranze, che nutrono al contrario molta più fiducia verso l’ex First Lady. Il voto del Super Tuesday lo ha dimostrato ancora una volta, soprattutto in Stati come Georgia, Alabama e Tennessee. Sanders non intende abbandonare la corsa, ma le chance di riuscire ad ottenere la nomination sono ormai ridotte al minimo.
Sul piano nazionale un sondaggio Cnn/Orc diffuso alla vigilia del Super Tuesday indicherebbe un Trump perdente tanto con Clinton quanto con Sanders. Mentre la partita sarebbe più dura per Hillary Clinton se il rivale fosse uno tra Cruz e Rubio. Si dicevano cose simili anche prima dell’avvio delle primarie. Bill Clinton, uno che di campagne elettorali se ne intende, invita alla cautela. Forse l’unico davvero saggio, al momento.

(anche su T-Mag)