29 aprile 2016

La difficoltà occupazionali riguardano soprattutto i giovani

Le differenze con il resto d’Europa si fanno ancora sentire, l’Italia presenta infatti tra i più alti tassi di disoccupazione giovanile (15-24 anni) alle spalle di Grecia, Spagna e Croazia, e in generale sul fronte occupazionale, pur registrando miglioramenti, il livello negli ultimi anni è rimasto pressoché stabile. Un ostacolo che non ha riguardato solo la classe dei 15-24enni, ma anche quella dei 25-34enni, che coinvolge tra gli altri anche gli studenti che escono dal percorso accademico e formativo. Stando agli ultimi dati Istat, nella classe di età 25-34 anni in un anno (marzo 2015 – marzo 2016) risultano in diminuzione sia gli occupati (-32 mila unità) che i disoccupati (-44 mila unità), mentre aumentano gli inattivi – le persone che non fanno parte delle forze di lavoro, ovvero quelle che l’Istat non classifica come occupate o in cerca di occupazione –, +20 mila. Nei primi tre mesi del 2016, poi, l’occupazione è cresciuta principalmente tra gli over50. Ad ogni modo, che il mercato del lavoro abbia mostrato timidi segnali di ripresa nei tempi più recenti e in particolare nel 2015, emerge anche dall’ultimo rapporto AlmaLaurea. Ad esempio, il primo aspetto da sottolineare è che tra i neolaureati cala la disoccupazione e aumentano stabilità lavorativa e retribuzioni. Alcuni numeri: tra i laureati triennali, ad un anno del conseguimento del titolo di studio, il tasso di occupazione si attesta al 67% (in aumento rispetto al 2010; la quota sale al 70% tra i magistrali), quello di disoccupazione è invece al 23% (in diminuzione di tre punti percentuali). Le cose però cambiano se si guarda al passato, in particolare al periodo pre-crisi: nel 2007 la quota di occupati tra i neolaureati triennali era pari all’82,5%. Anche l’aspetto salariale conta, naturalmente. I laureati magistrali occupati a un anno dalla laurea guadagnano 1.132 euro, 150 in meno rispetto al passato. Anche se il discorso è più generico, spesso la prospettiva di guadagnare di più è la spinta a cercare lavoro altrove. Diverse ricerche lo dimostrano e in effetti, stando ad un recente studio di Gi Group, il divario è elevato, con stipendi in Germania più alti del 30% rispetto all’Italia (o anche più, dipende dalle figure professionali). Pure i livelli occupazionali sono decisamente migliori: nella fascia giovanile il tasso di disoccupazione gravita attorno al 7%. Per quanto riguarda la disoccupazione giovanile vera e propria, infine, l’Italia come si diceva all’inizio si colloca al quarto posto in Europa. Al primo c’è la Grecia (il tasso di disoccupazione giovanile è oltre il 50%, ma il dato è relativo a gennaio 2016). Seguono la Spagna (45,5%) e la Croazia (39% nel primo trimestre 2016). Nel nostro paese il dato si attesta al 36,7% (Eurostat).

(anche su T-Mag)