27 aprile 2016

Usa 2016. Clinton e Trump a un passo dalla nomination

Ad una convention “contestata” punterebbe l’establishment del Partito repubblicano, ma di questo passo Donald Trump si presenterà a luglio a Cleveland con la nomination in tasca. E anche qualora non dovesse avere dalla sua il numero richiesto di delegati (1.237; Trump ne ha conquistati fin qui 949), sarà per una manciata di voti. Come si potrà spiegare, a quel punto, ai milioni di repubblicani che lo hanno sostenuto in questi mesi di primarie, una sua eventuale esclusione? Parte da questo presupposto il ragionamento, sacrosanto dal proprio punto di vista, del tycoon di New York, che nell’ultimo “Super Tuesday” ha vinto ovunque si è votato. Ted Cruz e John Kasich, i due outsider ormai molto indietro nella conta dei delegati, hanno di fatto formato un ticket il cui fine è contenere la nomination di Trump. Ma il piano non sta funzionando: percentuali alte, per il nemico pubblico del Gop, in Pennsylvania, Connecticut, Maryland, Delaware e Rhode Island. Ora Cruz ha un’ultima possibilità. Se dovesse fallirla, Trump avrà completato il suo percorso verso l’investitura ufficiale a candidato presidente. Il 3 maggio la sfida elettorale sarà in Indiana, i conservatori confidano in un argine. Che ad oggi, però, è difficile credere possibile.
Sul fronte democratico, Hillary Clinton ha vinto in quattro Stati su cinque (Pennsylvania, Connecticut, Maryland, Delaware), lasciando al rivale Bernie Sanders il solo Rhode Island. Dunque la vittoria di New York ha restituito una nuova immagine vincente all’ex First Lady, che ora è ad un passo dalla vittoria. Anche perché inserendo nel conteggio i super delegati – ovvero coloro che hanno diritto di voto alla convention per ruoli istituzionali o interni al partito – che già hanno deciso di schierarsi, la nomination è davvero a un passo. Eppure Sanders non molla, nonostante in queste ultime settimane abbia mostrato i suoi punti di forza quanto i punti deboli. Sanders riesce ad attrarre i più giovani, ma ha difficoltà negli Stati popolosi e con una stratificazione sociale ben marcata. La vittoria in Michigan aveva fatto credere in un’inversione di tendenza in questo senso, presto tuttavia smentita dai fatti. Sanders non si tira indietro, insomma, ma Clinton potrebbe essere certa, matematicamente parlando, della candidatura ufficiale anche prima di giugno in caso di incetta di consensi nei prossimi appuntamenti elettorali. Più probabile a giugno, in effetti, quando si voterà, tra gli altri, in California. Ma motivi per credere in una clamorosa débâcle non ve ne sono.

(anche su T-Mag)