6 aprile 2016

Usa 2016. Il Wisconsin tiene a galla Cruz e Sanders

Con la vittoria dei candidati “outsider” nel Wisconsin le certezze di Donald Trump e Hillary Clinton, ora, vacillano un po’. Soprattutto quelle del tycoon di New York, vista la strategia di contenimento promossa da una parte consistente del Partito repubblicano.
I fatti: tra i repubblicani Ted Cruz (49%) ha avuto la meglio, mentre Trump ha ottenuto il 35% delle preferenze. Netto il distacco anche tra i democratici, con Bernie Sanders che ha superato l’ex segretario di Stato di sette punti.
La situazione più ingarbugliata, però, neanche a dirlo, è quella che si sta sviluppando all’interno del Gop. Trump è reduce da due settimane difficili – complice lo stesso Cruz, si intende –: dalle polemiche, dirette e indirette, sulle rispettive mogli a quelle sulla posizione espressa in merito alle donne che abortiscono (“andrebbero punite”, ha detto in un primo momento il candidato). La solita linea d’attacco, che tuttavia stavolta non ha pagato. Il paradosso è che un ultraconservatore come Ted Cruz, certo non apprezzatissimo dai colleghi in principio, può ora rivendicare il ruolo di collante tra le diverse anime repubblicane, nel nome di un contrasto trasversale all’ascesa di Trump. Il quale – l’ipotesi circola da giorni – non escluderebbe di correre da indipendente qualora comprendesse alla convention di Cleveland di non avere il partito dalla sua parte. Cosa anche probabile, in caso di mancato raggiungimento del numero necessario di delegati per ottenere la nomina ufficiale: i repubblicani a quel punto potrebbero decidere di dare vita ad un’assemblea contestata. Per capirci, non ottenendo il quorum i delegati verrebbero in seguito sciolti dal vincolo e potrebbero votare per chiunque reputino più idoneo. Non si escluderebbero, insomma, colpi di scena. Possibile che entri in gioco l’ex candidato vicepresidente e speaker della Camera, Paul Ryan? Difficile a dirsi, ma le voci che rimbalzano mediaticamente fanno intendere che quella di luglio non sarà una passeggiata per Donald Trump. Da indipendente Trump proporrebbe uno schema già conosciuto in passato, quando Ross Perot fu determinante per la sconfitta elettorale di George H. W. Bush.

La situazione tra i democratici appare più semplice. Nonostante alcune sconfitte pesanti, Hillary Clinton resta infatti la stra-favorita. Ma ci si comincia a interrogare sulla consistenza politica della sua candidatura, soprattutto in vista delle presidenziali vere e proprie. Alcuni punti del programma di Sanders vengono considerati dagli osservatori incompleti e pieni di retorica. Si prenda ad esempio la sua battaglia ideologica contro il potere delle banche. In molti giudicano le sue proposte prive di soluzioni concrete, eppure il senatore del Vermont riesce a rimanere a galla. È qui che subentrano le criticità attorno alla figura di Hillary Clinton. Improbabile che Sanders possa ripetersi a breve nello Stato di New York (19 aprile), ma l’ex First Lady ha comunque bisogno di dare un’impronta più incisiva alla sua campagna.

(anche su T-Mag)