20 aprile 2016

Usa 2016. New York premia Clinton e Trump

Alla fine, Trump e Clinton hanno vinto in casa. Un po’ secondo pronostici e un po’ no, per quanto paradossale possa apparire. In particolare per Hillary Clinton. Negli ultimi giorni, a causa dei tanti e prestigiosi endorsement ricevuti – alcuni semplicemente “rinnovati”, da Rosario Dawson a Mark Ruffalo –, ma soprattutto a seguito delle otto vittorie in nove primarie, Bernie Sanders aveva illuso i suoi “fan” di poter conquistare lo Stato di New York, mai così decisivo come in quest’occasione. Un’illusione, appunto, che sembrava essere diventata realtà domenica, quando a Prospect Park, Brooklyn, era riuscito a radunare quasi 30 mila persone. Hillary Clinton, invece, ha riportato tutti con i piedi per terra, chiudendo la tornata elettorale con il 57,3% dei voti, lasciando a Sanders il 42,7%. Ora la conta dei delegati vede l’ex First Lady saldamente al comando (1.411), con una differenza tra i due sfidanti pari a 232. Hillary Clinton, che deve ormai sentire l’odore della nomination, ha iniziato a strizzare l’occhio ai sostenitori del candidato socialista: “Ci sono più cose che ci uniscono che cose che ci dividono”, ha detto durante il suo victory speech.
L’altro vincitore, Donald Trump, ha strapazzato gli avversari. Il tycoon ha vinto nella “sua” New York ottenendo circa il 60% dei voti, ottenendo i 95 delegati in palio. Ted Cruz, il rivale diretto, si è piazzato terzo, alle spalle dell’outsider John Kasich. Tecnicamente la strada di Trump verso l’investitura ufficiale di candidato a presidente repubblicano è ancora in salita, ma ogni vittoria che ottiene è un passo in più verso l’obiettivo. Molto più che lo scopo del Gop, ormai neanche troppo celato, è quello di dare vita ad una convention contestata a luglio, a Cleveland, azzardando quache manovra che possa impedire la nomination di Trump, inviso ad una larga maggioranza del partito. Trump he festeggiato la vittoria dove tutto era cominciato: nella sua – stavolta è proprio il caso di dirlo – Trump Tower a Manhattan in cui a giugno dello scorso anno annunciò la candidatura, non nascondendo affatto – già in quella prima occasione – che tipo di campagna elettorale avrebbe atteso il Partito repubblicano.

(anche su T-Mag)