30 agosto 2016

Usa 2016. Non solo Clinton e Trump

Non solo Donald Trump e Hillary Clinton. I due principali candidati alla Casa Bianca dovranno infatti “vedersela” con altri pretendenti, in particolare Jill Stein, dei Verdi, e Gary Johnson, del Partito libertario. Storicamente i “terzi candidati” non hanno mai ottenuto grandi successi elettorali (escludendo quelli a livello locale), tuttavia hanno la possibilità di incidere – talvolta non poco – sull'esito del voto. Fu così nel 1992, quando Ross Perot condizionò la corsa dell'allora presidente uscente George H. W. Bush, favorendo di fatto Bill Clinton. E qualcosa di analoggo accadde di nuovo nel 2000, con Ralph Nader, stavolta a scapito del candidato democratico Al Gore. Stein e Johnson non hanno alcuna possibilità di vincere, ma le intenzioni di impensierire Clinton e Trump sono serie.

JILL STEIN
Jill Stein, nata a Chicago nel 1950, è medico e non è nuova a competizioni elettorali di questo tipo (si candidò alla Casa Bianca già nel 2012, sempre con i Verdi). Mira a ottenere consensi dal bacino elettorale di Bernie Sanders, o almeno dallo zoccolo duro dell'ex candidato alle primarie democratiche, evidentemente deluso dal partito, facendo leva su questioni care al senatore del Vermont (ora appannaggio di Our Revolution, movimento politico che a lui fa riferimento). I presupposti sono più o meno simili, non a caso: l'America è un paese martoriato da disoccupazione, povertà, ingiustizia sociale e guerre senza fine; esistono le soluzioni, ma i partiti si preoccupano più delle élite che delle persone. Jill not Hill è lo slogan tra i suoi sostenitori. Di recente diversi media statunitensi hanno osservato come Hillary Clinton, che pure sul tema è allineata alle posizioni dell'amministrazione Obama, stia evitando di parlare troppo di contrasto al cambiamento climatico (nonostante un programma ambizioso, anche in chiave economica), forse per evitare attacchi strumentali da parte dei repubblicani (Trump, è cosa ormai nota, ha una visione decisamente opposta). Il recente accordo di Parigi – risultato della mega conferenza sul clima (novembre-dicembre 2015), convocata dall’Onu e sponsorizzata fortemente dagli Stati Uniti – è un inizio, timidissimo, ma pur sempre un inizio. Su questo fronte, pane quotidiano per Stein, la candidata dei Verdi potrà risultare un'autentica spina nel fianco di Clinton. Il candidato vice di Jill Stein è Ajamu Baraka, attivista per i diritti civili della comunità afroamericana.

GARY JOHNSON
Gary Johnson è un terzo incomodo per entrambi i principali candidati, Trump e Clinton. È il candidato del Partito libertario, forza politica nata intorno agli anni settanta, quasi una costola del Partito repubblicano. Johnson è una sorta di Trump all'ennesima potenza. In sostanza i libertari ritengono che l'America sarebbe un posto decisamente migliore se lo Stato lasciasse piena autonomia all'iniziativa privata, poche tasse (zero sarebbe meglio), drastici tagli alla spesa pubblica. Lo stesso Johnson ha un passato tra le file repubblicane, dal 1994 al 2003 governatore del New Mexico. Ora, anche in questo caso, contemplare un'ipotesi di vittoria è esercizio poco edificante, ma Johnson per il momento si accontenterebbe di arrivare al 15% in una media di cinque sondaggi nazionali, soglia che gli permetterebbe di partecipare prima del voto ai dibattiti televisivi tra candidati e farsi notare ad una porzione di elettorato più vasta. La sua campagna sta tentando di sfruttare al meglio le potenzialità della rete e dei social media, ma anche le tv gli hanno concesso un minimo spazio, in particolare Fox News. L'obiettivo del 15% non è ancora a portata di mano (attualmente è poco al di sopra del 10%), ma lui si dice molto ottimista al riguardo. Il suo candidato vice è William Weld, governatore repubblicano del Massachusetts dal 1981 al 1986. I due, insomma, si presentano alla stregua di un ticket presidenziale di tutto rispetto avendo già avuto esperienze – positive, peraltro – di governo. Una valida alternativa, affermano, a ClinTrump.

(anche su T-Mag)