27 settembre 2016

Usa 2016. Trump-Clinton, il primo round

Hillary Clinton in rosso sgargiante, look più classico per Donald Trump: si sono presentati così i due candidati alla Casa Bianca nel primo dibattito televisivo che si è tenuto nella notte alla Hofstra University, a circa 30 chilometri di distanza da New York. Un duello – a tratti soporifero – che non ha regalato particolari emozioni, nonostante l'importanza che più di qualche osservatore sta attribuendo alle imminenti elezioni dell'8 novembre. Non sono mancate le punture di spillo tra i due, certo, ma tutto molto secondo copione. In questo senso, ad aprire le danze, è stata Hillary Clinton quando ha ricordato già a inizio dibattito le fortune che Trump ha ereditato dal padre, al contrario delle sue origini decisamente più umili. Si può dire che l'ex First Lady abbia avuto la meglio – i primi sondaggi suggeriscono tale esito –, ma la vittoria è dipesa soprattutto dall'improvvisazione di Trump, apparso impreparato in diversi momenti. Quasi surreale la sua reazione quando il moderatore dell'incontro, il bravo giornalista della Nbc, Lester Holt (autentico vincitore della serata), ha chiesto al tycoon di New York di rendere conto del passo indietro rispetto alla sua nota posizone sulla nascita di Obama (Trump è stato a lungo sostenitore dei birthers, movimento che ritiene il presidente essere nato non in territorio americano). Trump si è messo sulla difensiva – poco credibile che la sua campagna non abbia previsto la domanda – e si è limitato a dire di avere prodotto buone cose al riguardo. Il dibattito, che è durato circa un'ora e mezzo, è stato suddiviso in tre parti. La prima dedicata all'economia (in particolare al tema del lavoro), la seconda alle questioni interne (con riferimenti chiari alle tensioni razziali che stanno interessando vaste porzioni di società statunitense), la terza alla politica estera (sicurezza, minaccia terroristica, pirateria informatica).

ECONOMIA
Niente di nuovo. Come già in occasione della presentazione dei rispettivi programmi economici, entrambi i candidati hanno insistito sulle argomentazioni che più stanno loro a cuore. Per l'ex segretario di Stato nella prima amministrazione Obama è opportuno – allo scopo di creare nuovi posti di lavoro – lanciare un'economia che sia per tutti. Quindi investire sul futuro, sulle infrastrutture e sulle energie pulite, aumentare il salario minimo e assicurare che le persone più abbienti paghino le tasse, favorendo la classe media e le fasce più disagiate. “I nostri soldi stanno andando in altri paesi, vediamo quello che sta accadendo in Cina e nessuno sta facendo qualcosa”, è stata la risposta di Trump. Anche in questo caso la posizione è nota: bisogna ridurre le tasse in maniera decisa a piccole e grandi imprese, solo così si potranno garantire livelli occupazionali soddisfacenti. Ma – cavallo di battaglia della campagna di Trump – sarà fondamentale rivedere gli accordi commerciali che vanno a svantaggio delle imprese statunitensi e quindi impedire la fuoriuscita di posti di lavoro. Sulle politiche energetiche, poi, Trump ha sostenuto ancora una volta “il fallimento dell'amministrazione Obama”, che ha raddoppiato il debito in otto anni: “Dobbiamo guardare ai distretti industriali dove ci sono tante imprese che stanno abbandonando il paese. Dobbiamo poi tagliare la burocrazia, ci sono troppe leggi che frenano la crescita”.

QUESTIONI INTERNE
Qui la materia è appannaggio soprattutto di Clinton. Trump, che ha dichiarato di avere il sostegno di tanti afroamericani, ha compiuto più di uno scivolone. Ad esempio quando ha detto di sostenere lo stop and frisk, il controverso metodo di sorveglianza (piuttosto incline al pregiudizio della polizia nei confronti delle minoranze) introdotto a New York dal sindaco Giuliani dopo l'11 settembre, proseguito con Michael Bloomberg e ora ridotto da Bill de Blasio. Per Clinton sarà doveroso “mettere fine a questo razzismo sistemico” e “ripristinare la fiducia tra la comunità e la polizia, tutti devono essere rispettati dalla legge e tutti devono rispettarla”. Ma la candidata democratica ha anche sottolineato, seppure timidamente, l'importanza del contrasto alla violenza delle armi da fuoco. Per Trump è tutta una faccenda di legge e ordine da riportare a galla. Riferimenti, in quest'ottica, agli ultimi avvenimenti di Charlotte e ai numerosi omicidi a Chicago, rimarcando l'aumento dei crimini da quando Obama è presidente. In verità, ha chiosato Clinton, la situazione oggi è decidamente migliore rispetto agli anni '90.

POLITICA ESTERA
Trump sbaglia ad apprezzare Putin, ha attaccato subito Clinton anche in riferimento agli hacker russi che hanno sotratto informazioni sensibili. In seguito ha ribadito di avere un piano per sconfiggere l'Isis. Ma il rivale non ha perso tempo e ha accusato l'ex segretario di Stato di non essere riuscita a fronteggiare l'avanzata terroristica durante gli anni di amministrazione. L'Isis, ha sintetizzato Trump, si colloca nel vuoto creato da Obama. Per Clinton c'è bisogno di impedire che l'Isis riesca a radicalizzare ancora le persone. Serve un'alleanza europea forte e un'intelligence in grado di intercettare qualsiasi informazione. In più, collaborare con le comunità musulmane, che sono in prima linea, non allontanarle come sostiene Trump. Per il frontrunner repubblicano molti paesi della Nato non pagano le loro quote, ma gli Stati Uniti continuano a difenderli. “Abbiamo lavorato con tutti e abbiamo creato il caos. La Libia è stata un disastro. Dobbiamo sradicare l'Isis, che si è sviluppato dal vuoto di potere provocato da Obama e Clinton”. Entrambi, tuttavia, si sono detti d'accordo sulla riduzione delle armi nucleari.

ATTACCHI FRONTALI
Diversi gli attacchi tra i due contendenti nelle diverse fasi del dibattito. Hillary Clinton ha accusato Trump di non avere pagato molti professionisti che hanno lavorato con o per lui e di discriminazioni razziali. Inevitabile la vicenda legata al rifiuto, da parte di Trump, di pubblicare la sua dichiarazione dei redditi: “Ha qualcosa da nascondere: forse non è ricco come dice di essere; forse non è generoso in donazioni come si vanta; ha 650 milioni di dollari di debiti con le banche, anche straniere”. E a proposito di tasse per le classi più abbienti: “Forse non vuole che il popolo americano sappia che non ha versato alcuna imposta federale”. Così Trump, messo alle strette, è passato al contrattacco sul mailgate, ma Clinton, con tono oseremmo dire presidenziale, ha ammesso: “L'ho già detto e lo ripeto. Ho fatto un errore con le email, non ci sono scuse. È l'unica cosa che posso dire”. Altro scivolone di Trump, stavolta sulle donne. Alla richiesta di chiarimenti da parte di Lester Holt sul perché Hillary Clinton non sarebbe una presidente all'altezza della situazione, il candidato repubblicano ha risposto che “non ha il fisico”, “non ha un aspetto presidenziale”. Ribadendo il concetto ha prestato il fianco alla rivale, che lo ha incalzato: “Ha definito le donne scrofe, sciatte e cagne. Ha anche detto che la gravidanza è una cosa sconveniente per i datori di lavoro e che le donne non si meritano lo stesso trattamento, a meno che non vadano bene quanto gli uomini”. In questo modo Clinton ha cercato di attrarre a sé sia l'elettorato afroamericano, sia la componente femminile.

COSA SI DICE
Diversi commentatori e osservatori hanno immediatamente attribuito la vittoria a Hillary Clinton. Secondo un sondaggio condotto da Cnn/Orc, il 62% degli intervistati ritiene infatti che sia stata Clinton ad avere trionfato nel primo dei tre confronti presidenziali. Nonostante le imperfezioni da una parte e dall'altra, Clinton è apparsa più sicura di sé (sicuramente più preparata). Trump, al contrario, si è mostrato incerto, ha spesso cambiato discorso per distogliere l'attenzione dal tema oggetto del dibattito, con Holt costretto talvolta agli straordinari per riportarlo sui binari. Solo in alcuni temi chiave della sua campagna (si pensi all'economia) Trump è riuscito a mantenere con convinzione il punto, senza far trasparire insicurezza. Ma è poca cosa rispetto all'animo combattivo cui aveva abituato il pubblico. Clinton è stata più determinata, ma con ogni probabilità i demeriti di Trump hanno favorito in misura maggiore l'ex First Lady.

(anche su T-Mag)