3 novembre 2016

Lavoro: i 25-34enni sono i più in difficoltà

In un contesto certo non favorevole, il calo della disoccupazione giovanile (quella propriamente detta, che comprende i 15-24enni) è senza dubbio una buona notizia. Secondo le ultime diffusioni Istat, infatti, il tasso di disoccupazione giovanile si attesta a settembre al 37,1%, vale a dire 1,2 punti in meno rispetto al mese precedente, pur registrando valori tra i più alti nell’Ue. Nel confronto europeo peggio di noi – dati Eurostat – continuano a fare Spagna (disoccupazione giovanile al 42,6%) e Grecia (42,7% a luglio), percentuali ben lontane dal 6,8% della Germania, dove uno strumento quale l’alternanza scuola-lavoro funziona piuttosto bene. Precisazione doverosa: l’Istat spiega anche che dal calcolo del tasso di disoccupazione sono per definizione esclusi i giovani inattivi, coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, nella maggior parte dei casi perché impegnati negli studi. Motivo per cui l’incidenza dei giovani disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei giovani della stessa classe di età è pari al 9,8%. In pratica poco meno di un giovane su dieci è disoccupato. Su base congiunturale, insomma, il numero di occupati nella fascia di età 15-24 anni è cresciuto di 19 mila unità (e i disoccupati sono -17 mila), un trend al rialzo che ha interessato anche le altre classi. Ampliando il discorso, i giovani restano tuttavia la categoria più in difficoltà. In un anno (settembre 2015-2016) risultano essere -88 mila gli occupati e +104 mila i disoccupati nella fascia di età 25-34 anni, con un tasso di disoccupazione che per questo segmento si attesta al 18,6% mentre il tasso di occupazione evidenzia un calo dello 0,5%. La fascia di età 35-49 anni mostra un andamento analogo, anche se più contenuto. Sono 62 mila gli occupati in meno in un anno, diecimila i disoccupati in più. Al contrario si registra un +384 mila tra gli occupati over 50, per una crescita del tasso di occupazione pari all’1,9%. In generale il tasso di occupazione si attesta al 57,5%, tra gli ultimi in Europa, comunque in aumento dello 0,1% da agosto a settembre. Mentre il tasso di disoccupazione – un indicatore che “misura” il numero di persone che cercano lavoro sul totale della popolazione attiva, senza però trovarlo – è cresciuto di due decimali. Il tasso di inattività risulta in calo dello 0,3%, ora al 34,8%. È perciò la maggiore partecipazione (in termini sia di occupati, sia di persone in cerca di lavoro) l’aspetto più positivo di un mercato altrimenti fermo.

(anche su T-Mag)