19 luglio 2018

Le opportunità dell’Africa: il caso del settore aereo

L'Africa è un continente ricco di opportunità. Quella che potrebbe sembrare a prima vista la più classica delle frasi fatte, sintetizza in realtà un quadro d'insieme molto complesso: dinanzi alle situazioni talvolta drammatiche che interessano ancora oggi molti paesi africani, il contributo del continente alla crescita mondiale è stato determinante negli ultimi anni. E pur in presenza di grosse criticità, i mutamenti politici e sociali in atto ormai da diverso tempo hanno incoraggiato gli investimenti diretti esteri, con una massiccia presenza cinese in molte regioni dell'Africa. Assolombarda, non a caso, indica la relazione con il continente africano tra le sfide di medio-lungo periodo per l’Italia. Negli ultimi 15 anni, infatti, «la sua economia è cresciuta in modo sostenuto lasciandosi alle spalle un quarto di secolo di stagnazione e arretramento nel reddito pro-capite». Ma come veniva notato nel report di fine 2017, dedicato all'espansione globale, non è stata l'industrializzazione a trainare l'inversione di tendenza – a differenza di quanto si è potuto osservare tra gli emergenti asiatici –, bensì la transizione dall'agricoltura al terziario. «Senza industria, però, la produttività cresce più lentamente e non è facile prevedere quale modello economico possa garantire un ulteriore e prolungato sviluppo», afferma Assolombarda.

Tra le questioni che da vicino interessano il continente africano, che avranno cioè un impatto sullo sviluppo dell'area, un ruolo fondamentale lo giocheranno la stabilità politica, la lotta alla corruzione e la demografia. Ciò è vero anche per quanto riguarda le relazioni interne. La ripresa del dialogo tra Eritrea ed Etiopia dopo 20 anni di conflitti di fatto, dovuti perlopiù a dispute territoriali, che si sta concretizzando da alcune settimane, ha permesso la partenza, il 18 luglio, del primo volo commerciale tra i due paesi, dalla capitale etiope Addis Abeba.

Non è un esempio buttato a caso. Si tratta, anzi, di un fatto che da solo spiega molto dei ritardi che ancora si osservano in quelle zone, sebbene le relazioni diplomatiche tra paesi spesso complicate – quasi un eufemismo, nello specifico, per Eritrea ed Etiopia – non rappresentino l'unico freno alla crescita e allo sviluppo. Come scrivono Gabriella Baldassarre e Ivano Gioia del Gruppo Sace in una delle pubblicazioni Sasso nello stagno (dicembre 2017) – focus su specifiche aree geografiche o settori – «il settore aereo in Africa Sub-Sahariana è in crescita da diversi anni: sia il traffico passeggeri sia la capacità passeggeri sono in aumento di circa il 4% annuo in media dal 2011 e l’International Air Transport Association (IATA) stima per il 2017 tassi del 7,5% e del 7,9% rispettivamente, superiori alla media globale». Eppure siamo alle solite perché le potenzialità del settore nel continente africano restano ancora inespresse: «Nonostante accolga circa il 16% della popolazione mondiale, l’Africa rappresenta appena l’1,4% dei passeggeri sul traffico aereo complessivo e il 3,1% della flotta totale nel 2016. La capacità, inoltre, è distribuita in modo non uniforme nel continente: i principali corridoi aerei si snodano a est, allungandosi tra i tre principali hub in Etiopia, Kenya e Sudafrica. L’Africa Occidentale non ha simili hub e l’Africa Centrale è a malapena servita. I governi di Nigeria e Ghana hanno di recente manifestato il proprio impegno nel trasformare i rispettivi stati in poli per l’aviazione e la Costa d’Avorio ha da poco finalizzato l’acquisto di cinque nuovi aerei per espandere la flotta del vettore nazionale con il supporto dell’African Development Bank».

Di certo non mancano le difficoltà economiche, proseguono gli autori dell'analisi: «Nonostante l’industria globale registrerà profitti netti per 31 miliardi di dollari stimati nell’anno in corso (2017, ndr), le compagnie aeree africane incorreranno in perdite stimate per 800 milioni. La minore disponibilità economica della popolazione legata al rallentamento nei principali paesi è tra le cause alla base dei bilanci in perdita delle compagnie aeree locali». In più, secondo un recente rapporto IATA, «l’industria dell’aviazione mondiale ha 1,2 miliardi di dollari “intrappolati” in alcuni paesi africani, tra cui Angola, Eritrea, Etiopia, Mozambico, Nigeria, Sudan e Zimbabwe, dove la carenza di valuta forte e le restrizioni al rimpatrio dei profitti in dollari hanno causato perdite ingenti per le compagnie aeree internazionali. Problematiche peraltro simili a quelle che le imprese italiane si trovano spesso a fronteggiare in questi paesi nell’attività commerciale con imprese e banche locali». 

Non serve molto per comprendere come l'implementazione di nuovi strumenti, regole più snelle e il rafforzamento infrastrutturale rappresentino elementi imprescindibili per il pieno sviluppo di un continente che ha tutto per trasformare la sua potenza in energia, ma non ancora abbastanza per mettere le proprie risorse a sistema. «Occorrono progressi più incisivi affinché il settore possa raggiungere il suo pieno potenziale e apportare i benefici economici e sociali attesi», per dirla con il Gruppo Sace. Dall'armonizzazione delle normative tra i governi dell’area ai maggiori investimenti in nfrastrutture («aeroporti e reti di trasporto e collegamento tra le principali città»), passando per solidi sistemi di sicurezza. Ambiti, viene peraltro sottolineato, in cui le imprese italiane possono trovare interessanti opportunità di business.

(anche su T-Mag)